25 Aprile 1945 – La fine di un’occupazione, l’inizio di un’altra

25 Aprile 1945 - La fine di un’occupazione, l’inizio di un’altra

La guerra civile italiana, iniziata l’8 Settembre 1943 e finita il 25 Aprile 1945, è passata alla Storia col termine di Resistenza. Quando fai parte dei vincitori è difficile che tu metta in discussione quello che i vincitori ti raccontano su come è andata la Storia. Allora perchè oggi, 24 Aprile 2017, io che mi sento parte dei vincitori, la voglio mettere in discussione?

Forse perchè oggi in Italia ci sono 113 basi militari statunitensi. Perchè la legge di bilancio dello Stato italiano, che determina quanto benessere avrà la popolazione, dev’essere approvata da dei burocrati a Bruxelles, non eletti da alcun italiano. Forse perchè le leggi che regolano il commercio in tutta la penisola, che impongono ai nostri pescatori e ai nostri contadini delle regole sul loro lavoro, che portano avanti da generazioni, vengono stabilite a Ginevra da gente che non hanno mai visto ne sentito, e che freddamente gli impongono norme estranee alla loro cultura, corrosive della loro produzione e dannose per il loro territorio. O forse più semplicemente perchè sono un “hater”, un populista ignorante (la fine propaganda neoliberista sta riuscendo nell’accomunare la figura dell’hater da social network, quello che lancia insulti e diffonde odio, agli esclusi dal sistema, quei soggetti che sono maggiormente colpiti dal liberismo, che vogliono far passare come ignoranti, incapaci e fannulloni e che poi, a causa della loro natura di sconfitti, trovano alle loro domande le semplici risposte del populismo. Se ci fosse un “Premio Goebbels”, questa trovata meriterebbe di vincere). In qualsiasi caso posso dire che oggi non sono tra i vincitori e che forse non ci sono mai stato.

70 anni dopo la liberazione, l’Italia è tornata di fatto ad essere occupata da forze straniere e dai loro alleati italici. Ma come è stato possibile questo? Come ha fatto un paese sovrano ad accettare tutto questo? Forse perchè da quando è finita la guerra abbiamo iniziato a guardare i film fatti dai vincitori? Perchè abbiamo assorbito la loro cultura, quelle che le elites neoliberiste ci ci hanno imposto, che ha colpito tutti i popoli occidentali allo stesso modo, il popolo americano per primo, e che oggi imperversa anche in Cina e in gran parte del resto del mondo. Una propaganda mirata alla cancellazione dei valori storico-territoriali e all’imposizione dell’individualismo, dell’edonismo, dell’utilitarismo, della Grande Società cosmopolita fatta da individui e non da popoli. Forse perchè a scuola ci insegnavano la loro lingua?

I costituenti italiani nel ’48 si sarebbero mai immaginati tutto questo? “Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra cortesia, è contro di me: è soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l’essere arrivato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione.” Di sicuro se lo poteva immaginare De Gasperi mentre era sull’aereo di ritorno per Roma dalla conferenza di Parigi, dove pronunciò questa frase.

Lo sapevano, i costituenti, che ci potevamo muovere dentro dei binari. Forse non si immaginavano quanto lunghi fossero. Quanto l’appartenenza al blocco occidentale significasse sudditanza perpetua verso di esso, quindi, verso il suo Stato più forte. Chissà cos’avrebbero pensato se avessero visto quei binari, spacciati come la pace fra le nazioni, diventare quelli dell’internazionalismo del Mercato e della legge del più forte. Basso e Calamandrei sapevano, e lo dicevano, che applicare la Costituzione sarebbe stato molto difficile. Il liberismo, il potere delle elites economiche angloamericane ed europee, non avrebbe mai permesso la realizzazione delle loro idee. Forse pensavano che l’Unione Sovietica, che faceva da contraltare, sarebbe durata di più e che avrebbero continuato ad avere lo spazio sufficente per muoversi, per fare politiche socialdemocratiche.

Di fatto la Costituzione è stata realizzata solo in parte e in tempi molto lunghi. I primi 20 anni del dopoguerra nono sono stati proprio rose e fiori per le classi lavoratrici. Anche se a rilento però la realizzazione dei principi costituzionali andava avanti. Fintanto che gli Stati Uniti facevano politiche economiche keynesiane, le potevamo fare anche noi.

I nostri però, dopo un po’ ci presero la mano. La gente chiedeva e lo Stato faceva. Quando il vento politico a Washington e Londra stava per cambiare direzione, svoltando al neoliberismo di Reagan e Thatcher, noi non potevamo prenderne un’altra, continuare quella vecchia. Dovevamo stare nel blocco, seguire le loro politiche e le loro guerre.

Non capirono Moro e Berlinguer a fine anni ’70, che il “Compromesso Storico”, significava uscire dai binari. Non capirono che quell’atto politico avrebbe consolidato un modello socioeconomico che terrorizzava le elite neoliberiste. Se si fosse compiuto, avremmo potuto raggiungere il più alto livello di democrazia mai visto nella storia. La gente, nel tempo, vivendone i benefici sulla propria pelle, avrebbe capito che quella era la strada, e che la dovevano difendere. La socialdemocrazia non sarebbe più stata solo la risultante dei rapporti di forza, avrebbe potuto diventare pensiero politico di massa.

Come ha fatto la volontà di un’elite politica nazionale, umanista, ad essere scavalcata dalla volontà di un’elite economica transnazionale, neoliberista?

Forse per quelle 113 basi militari? No. Perchè noi italiani, anche le nostre migliori elites politiche del dopoguerra, abbiamo l’identità degli sconfitti. Dei subordinati. Perchè di fatto lo siamo sempre stati. La nostra stessa Nazione è stata creata per servire interessi stranieri, gli interessi globali del Liberismo, dell’elites che nei secoli gli hanno incarnati.

Il Fascismo era un’ideologia debole, aveva bisogno della violenza per imporsi e della propaganda per legittimarsi. In cambio delle politiche sociali (e di tanti favori agli industriali) limitava le libertà individuali e impediva il processo democratico, nella forma e nella sostanza. Il Neoliberismo è un’ideologia forte, perchè riesce a imporsi nella democrazia. Corrompe gli animi delle persone e riesce a mistificare la realtà con estrema efficacia; unisce il pensiero liberale illuminista, alla spietata legge economica del Laissez faire ottocentesco. Riesce a legittimare la condizione del servo attraverso l’indiscutibile legge del mercato.

Quale resistenza serve per combattere questa forza? Questa volta non servono i fucili e non serve la guerra; questa volta serve l’informazione, il giornalismo vero, e servono i soldi per farla diventare di massa. Soprattutto, serve un’idea politica nuova, che costruisca la sua forza sui valori, e sugli errori, del passato. Sulla consapevolezza della propria forza, e sulla consapevolezza della forza del nemico.

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