La nostra Patria è l’Unione Europea

La Nostra Patria è l'Unione Europea

Nel 1848, una ferrovia da Torino a Brindisi doveva attraversare 6 Stati diversi. Significava dover attraversare 6 diverse legislazioni, 6 diverse monete, 6 diverse culture. Un capitalista che avesse voluto finanziarne la costruzione avrebbe incontrato molte più difficoltà rispetto a quelle incontrate se invece la ferrovia fosse passata da uno Stato soltanto. Il capitalista che ha interessi internazionali vuole che gli Stati siano il meno possibile, che le leggi, le monete e le culture siano il meno possibile. Nel 1992 come nel 1861, il capitalista internazionale voleva unire Stati, monete e culture per servire i suoi interessi. Non importava se serviva creare un Super-Stato centralizzato antidemocratico, o una Patria. C’è riuscito, in entrambi i casi.

L’Italia e l’Unione Europea sono state fatte entrambe in nome del Liberismo. L’obbiettivo era far allineare alle sue logiche dei Paesi che ne erano culturalmente impermeabili. A metà ‘800 erano gli Stati cattolici dell’Italia preunitaria, verso la fine del ‘900 erano gli Stati socialdemocratici del sud Europa (Francia inclusa).

Di solito i più forti si sentono legittimati a soverchiare il più debole. Quando il più forte è il più ricco, e quando il più ricco è protestante o ebreo, e liberista, per lui è quasi un dovere sottomettere il cattolico latino; culturalmente inferiore perchè non riesce ad abbracciare pienamente le dinamiche del capitalismo. Questo valeva a metà ‘800 come a metà ‘900, dove c’era però l’aggravante che il cattolico latino aveva anche tendenze socialiste.

Questa breve ricostruzione storica confronterà gli interessi coi fatti.

A metà ‘800 era già in cantiere da diversi anni la costruzione del canale di Suez. I capitalisti inglesi, protestanti, volevano ridurre il tempo di percorrenza fra Londra e i porti delle loro colonie in oriente. Il Papa, gli Stati dell’Italia centrale e soprattutto i Borbone, cattolici, stavano in mezzo ai loro traffici. Nei piani dell’elite britannica c’era anche la costruzione di una ferrovia da Torino a Brindisi, in seguito abbandonata; forse per il rapido sviluppo della navigazione a vapore. Il Regno di Sardegna era lo Stato cuscinetto fra due Potenze: la Francia imperiale di Napoleone III e l’Impero austriaco degli Asburgo. Ai Savoia interessava allargare i confini del loro Stato liberale su tutta la penisola Italica. All’elite francese sarebbe interessato avere la penisola italica sotto il controllo di uno Stato dove i regnanti, e la stessa borghesia, parlavano francese.

A metà ‘900 era in cantiere da pochi anni la creazione di un’alleanza economica fra gli Stati Uniti e gli Stati europei. I capitalisti anglo-americani volevano allontanare l’influenza Sovietica dagli stati dell’Europa continentale e rafforzare l’alleanza atlantica. All’elite finanziaria e industriale europea, che in buona parte aveva sostenuto i nazionalismi un decennio prima, interessava la stessa cosa. Le elites europee avrebbero visto assai di buon occhio quello che i loro colleghi oltre manica e oceano stavano preparando per loro: la creazione di un super stato centralizzato che sovrastasse i parlamenti nazionali sulle principali questioni di politica economica.

Nel 1859 Napoleone III aiuta militarmente i Savoia, schierando in campo più del doppio degli effettivi dell’esercito sabaudo e sconfiggendo l’impero Austriaco. I Savoia guadagnano la Lombardia. Nel 1860 la flotta del Regno Unito di sua maestà Vittoria schiera la sua marina a protezione di tre navi che salpano dal principale porto del Regno Sabaudo in direzione Marsala. La spedizione viene finaziata in gran parte dalle massonerie liberali protestanti britanniche e dalla finanza londinese, venne creato addirittura un fondo, il “Garibaldi Italian Fund Committee”. Sulle navi si imbarcano due reggimenti “smobiltati” di Cacciatori delle Alpi da circa 500 uomini ciascuno, veterani della campagna del ’59, equipaggiati con fucili di diverse provenienze, che avevano già sparato in diverse battaglie, e 89 patrioti mazziniani. La Spedizione dei Mille assomiglia molto a un moderno false flag. I Savoia, senza nessuna dichiarazione di guerra, estendono i loro confini a tutto il Sud Italia, iniziano una campagna di repressione e sterminio contro le popolazioni civili, si approppriano di tutto l’apparato statale, economico e militare e di gran parte dei beni della Chiesa ma soprattutto, impongono il liberismo in tutta la penisola.

Nel 1989 cade il muro di Berlino, due anni dopo si dissolve l’Unione Sovietica. E’ il momento per l’asse finanziario europeo-angloamericano di stringere il cerchio intorno al progetto di super Stato neoliberista nel Vecchio Continente, che era in cantiere da più di 40 anni. Nel 1992 i rappresentanti dei governi democratici di 12 grandi Stati europei firmano il primo accordo internazionale che 10 anni dopo priverà loro stessi di sovranità monetaria e politica, consegnando di fatto i loro Stati nelle mani di quell’elite finanziaria, neoliberista.

Il Liberismo è stato il minimo comune denominatore dei due processi di unificazione. Anche se le analogie fra Italia unita ed Europa Unita non riguardano solo il processo di creazione ma anche quello di consolidamento dei due sistemi.

Nei trent’anni dopo l’Unità d’Italia si è assistito all’impoverimento coatto, perpretrato con mezzi militari ed economici di tutto il sud della nuova Patria. L’economia e la nascente industria del Regno delle Due Sicilie viene fatta artificiosamente sgretolare, aumentando la tassazione e attuando il libero scambio al posto della politica economica protezionista dei Borbone, che fino a quel momento aveva imposto dazi per favorire lo sviluppo interno. I soldi versati con le tasse non tornano indietro, gli investimenti statali per il sud sono solo quelli per le paghe dei bersaglieri, che devono reprimere ogni forma di insurrezione nel territorio. il Sud viene lentamente espropriato di tutta la sua ricchezza e il suo apparato economico sociale crolla.

Nei trent’anni che seguirono la creazione dell’Unione Europea si è assistito all’impoverimento coatto perpretrato con mezzi economici di tutto il sud del nuovo Super-Stato centralizzato antidemocratico. Alla prima (grande) crisi finanziaria gli Stati europei si sono trovati senza i mezzi di politica economica per poterla contrastare, senza sovranità monetaria e senza la possibilità di proteggere la propria economia. I governi sono stati costretti a tagliare drasticamente lo stato sociale, gli investimenti e il sostentamento dell’occupazione. Gli stati del sud Europa entrano in una spirale di impoverimento strutturale e i loro apparati economico sociali crollano.

Dopo l’unificazione d’Italia, avvenne il più grande fenomeno di emigrazione di massa, a sud come a nord della penisola, mai verificato prima nela storia. Si calcola che più di 30 milioni di italiani siano partiti per il Sud America o per gli Stati Uniti dal 1861 all’inizio della prima guerra mondiale.

Dopo l’unificazione Europea avviene il più grande fenomeno di immigrazione giovanile di massa dai paesi del sud Europa, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia verso i paesi del nord, Germania e Inghilterra. Milioni di ragazzi e ragazze che se ne vanno da una terra dove non vedono un futuro dignitoso, attratti da una moneta forte o dal miraggio di un’economia florida.

Si potrebbe fare questa ricotruzone storica entrando più nei dettagli, in modo da spiegare ogni passaggio, documentandolo con quante più fonti possibili. Ma il concetto si capisce anche così. Il liberismo per imporsi ha bisogno di abbattere barriere, di unire culture. Ha bisogno di governare su un territorio più vasto possibile, sul Mondo. Leggi diverse e culture divere sono un impiccio, imperfezioni del mercato.

Gli storici critici del Risorgimento italiano non rinnegano l’Unità d’Italia, perchè in fondo era un processo inevitabile, perchè tutti lo volevano…perchè è una cosa troppo difficile da rinnegare. I critici dell’Unione Europea invece la rinnegano, perchè non gli costa niente, al massimo qualche libro venduto e qualche follower in più su Twitter. Allora penso, se fra 150 anni, i figli dei miei figli non saranno più cittadini italiani ma saranno cittadini di uno degli Stati Uniti d’Europa, dove i diritti sociali avranno ormai lasciato tutto lo spazio ai dogmi neoliberisti, i valori umanistici alla competizione darwiniana, la partecipazione democratica al governo delle elites, allora mi chiedo se in quel momento, qualcuno in quella società penserà: “E’ giusto, oggi, rinnegare l’Unione Europea?”

Fonti

L’invenzione dell’Italia unita 1855-1864, Roberto Martucci -> Video della conferenza del 2010, della serie: “Altri Risorgimenti”

Risorgimento da riscrivere, Angela Pellicciari -> Video della conferenza del 2010, della serie: “Altri Risorgimenti”

2 pensieri riguardo “La nostra Patria è l’Unione Europea”

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