LA SOCIETA’ SPLATTER, VIOLENZA TRA FINZIONE E REALTA’

 

Il ventesimo secolo è stato “il più violento della storia dell’umanità“, secondo lo scrittore William Golding.

E non è che il ventunesimo sembri sulla buona strada.

L’unica anarchia possibile è quella del Potere“, ammoniva Pier Paolo Pasolini. Ed è per questo che ci stiamo impoverendo, giorno per giorno. E non solo economicamente o materialmente.

L’epoca neoliberista è feroce, incontrollata, violenta. Non solo vere bombe e moderni schiavi.
Non solo profitti illimitati, quelli dei pochi.

E’ la sua egemonia culturale che è totalizzante: ha fabbricato una società splatter dove gli schizzi di ciò che è artificiale celano la realtà, mutandola.
Mentre il popolo è diretto verso l’ illusoria catarsi, la guerra va in onda “dopo la pubblicità”, la borsa scricchiola a colazione e sprofonda a cena. E’ epidemia quotidiana, allarme perpetuo, tutti a vaccinarsi, ma dopo il tg.

Spianare coi missili una città, è violenza; dover migrare, è violenza; non avere un tetto sotto cui vivere, è violenza; il diritto alla compravendita di bambini perchè si è ricchi, e magari gay, è violenza.
La disoccupazione, è violenza; dover pagare per prestazioni mediche ed ospedaliere, è violenza; fabbricare precarietà, è violenza; svendere un Paese, è violenza. Andare al cinema e sorbirsi tre ore di “The Hateful Eight“, è solo tecnica e violenza: vedere giovani e meno giovani ridere di gente che muore.

E’ violenza e non fiction, mentre si trangugiano secchi di pop corn. ” Quentin Tarantino è così”. Anche i governi greci o italiani lo sono: tecnici e violenti.

Ci hanno allattato d’intrattenimento, cullato nel divertimento, nutrito d’edonismo e d’illusioni.

Ci siamo abituati al dolore di chi non ci riguarda, abbiamo indifferenza all’ingiustizia, sottomessi al terrore e quindi al Potere.

Altrimenti, non meriti di esserci. Intralci il progresso.

Interconnessi, ma disconnessi, galleggiamo sospesi nel disinteresse per gli altri, molto premurosi verso noi stessi.

La violenza è il nostro mare, quello della società splatter.

Quindi non è giusto rappresentarla?

Non solo le istituzioni. Chi si esprime in forme artistiche, a maggior ragione se è in grado di raggiunge migliaia, milioni di persone, ha una grande responsabilità educativa. Oggi più che mai.

Intendiamoci, non una violenza fine a se stessa, ma finalizzata a rappresentare l’evidenza della morte, il suo realismo: vedere il sangue, sentire distintamente lo sparo, le urla, fa capire cosa vuol dire sparare ad un altro uomo. Tutto questo, però, è giusto che scompaia di fronte ad una guerra: per questo la storia ha sullo sfondo la guerra di Secessione (1)“. Era il Maestro Sergio Leone.

Per me la violenza è un soggetto del tutto estetico (2)“. Lui invece non sa cosa sia la Storia e quando la mostra, la falsa; è il bambinone Quentin Tarantino, prodotto d’autore della società splatter.

Le radici della violenza: la ricchezza senza lavoro, il piacere senza coscienza, la conoscenza senza carattere, il commercio senza etica, la scienza senza umanità, il culto senza sacrificio, la politica senza principi“. Era Gandhi.

E’ l’anarchia del Potere, l’artefice della società splatter. Totalizzante ma non universale.

Benvenuti nel ventunesimo secolo. Buona visione e buona realtà.

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(1) = http://www.cinemadelsilenzio.it/index.php?mod=interview&id=17

(2) = https://it.wikiquote.org/wiki/Quentin_Tarantino

 

2 pensieri riguardo “LA SOCIETA’ SPLATTER, VIOLENZA TRA FINZIONE E REALTA’”

  1. bravo jach, apprezzo sempre i tuoi interventi.
    Non vorrei sembrare troppo politically correct, ma invece il diritto alla compravendita di bambini anche se si é poveri e eterosessuali sarebbe violenza?

    1. Lucrare sulla pelle degli esseri umani, è sfruttamento, quindi violenza. Non mi pare una cosa nuova.
      Far divenire “diritto”, il desiderio egoistico di due persone che secondo natura non potrebbero soddisfare quel desiderio, è indirettamente una violenza che si fa a quel bambino, che ha diritto ad essere cresciuto da un padre ed una madre; questione spessa che non può essere esaurita qui, ma che pure alimenta un enorme business, una enorme compravendita. Gli eterosessuali che non possono aver figli, ove le cure non funzionassero, potrebbero e possono comunque adottare. Non ci sarebbe bisogno di acquistare. E spesso chi vende è sotto ricatto economico, ricatto sociale: e quel bambino non avrebbe diritto a stare con sua madre, che magari, se potesse, lo potrebbe crescere come si deve e potrebbe farlo conoscere e poi accudire anche dai nonni legittimi?
      Non è una sorta di violenza che si impone ad un innocente? Non si sfrutta e si è sfruttati, con soldi e per soldi, una situazione di dasagio? E gli aspetti psicologici e sociologici conseguenti su quel bambino e sul suo percorso nella vita e nella società?

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