Religione e finanza: un rapporto difficile

Per questo secondo intervento sul Corano intendo affrontare un argomento concreto e attuale: l’economia e in particolare la finanza.

Finanza e religione non sono mai andate molto d’accordo.

Da quando Gesù ha rovesciato i banchi dei cambiavalute nel tempio, è stato chiaro al mondo economico che i suoi rapporti con il pensiero religioso non sarebbero stati facili.

Ogni dubbio fu fugato quando cercò di tentarlo (nella tipica veste di fariseo ed erodiano) facendogli vedere una moneta romana, il denaro (Mt 22,21).

A chi appartiene? E’ giusto pagare le tasse a una forza straniera?

Gesù senza scomporsi chiese: “chi è raffigurato sulla moneta?”

“Cesare” fu la risposta.

“Evidentemente è sua, deve averla persa, date a Cesare ciò che è di Cesare a Dio ciò che è di Dio” (non disse proprio così, ma a grandi linee fu questo il senso della risposta).

Il mondo economico non poteva sopportare che qualcuno affermasse: “la ricchezza vera sta altrove” e non desse di conseguenza importanza al denaro e soprattutto a CHI detiene la PROPRIETA’ di quel denaro.

Tutto questo è riassunto nella preghiera che proprio Gesù insegna:

“(…) e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

Niente di più rivoluzionario, nessuno ha più osato dire qualcosa di così enorme, di così drastico:

noi aboliamo i debiti ai nostri debitori.

Questo era un elemento importante nel messaggio cristiano delle origini: non contrarre debiti, e in caso di debiti sussistenti, condonarli.

Non solo non applicare un qualsivoglia tasso di interesse, poco importa se usurario o meno. Addirittura rinunciare al credito.

Per un certo periodo ai cristiani in effetti era proibito prestare denaro in cambio di interesse.

Poi le cose cambiarono anche grazie ad un ragionamento astuto: sì certo, il singolo fedele non può prestare soldi, ma una società di presone non ha un anima e quindi può. Nacquero così le banche.

Tuttavia non voglio addentrami nello specifico in questo tema, mi serve solo per introdurre la visione islamica sul punto.

Ebbene, scopriamo che la posizione di Maometto e di Gesù sono molto simili:

SURA 2, 278

“Credenti, temete Dio  e rinunciate al profitto dell’usura… A colui che è in difficoltà, un rinvio sino a quando sarà facilitato. Ma è meglio per voi il condono”.

Il testo non potrebbe essere più chiaro.

Anche la società islamica rifiuta il concetto di usura ed è critico sul tema del debito.

Attualmente non è chiaro il rapporto tra le banche islamiche e la questione.

E’ possibile che anche nel mondo islamico si cerchi di “alleggerire” la portata del divieto con l’interpretazione del testo e della Sunna.

Anche la lettera non lascia molti dubbi.

Quello che mi preme rilevare è ancora una volta come la società religiosa e quella economica siano tra di loro incompatibili.

Una società autenticamente cristiana o mussulmana infatti, non può permettere il sistema del debito, i tassi di interesse e l’usura.

Questo il mondo economico non può accettarlo: preferisce dichiarare guerra a ogni religiosità e imporre lo “Stato del Consumo”.

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