SERVE UN PENSIERO NUOVO, NON UNA NUOVA SINISTRA

L’eterno dibattito nel laboratorio politico della “SINISTRA” continua dall’ ’89. Ciclicamente nascono e muoiono “COSE”, progetti, partitelli e partitini: quasi tutti comitati elettorali transitori che non lasciano mai traccia alcuna, se non chiacchericcio di nicchia e utili profitti elettorali per qualcuno. Specchietto per allodole del Sistema: com’è gratificante sentirsi “diversamente liberisti”, fra salotti, inutili sofismi intellettualodi e manifestazioni popolari che sfogano nel nulla la rabbia di tanti! E’ di questi giorni l’ennesima novità: “SINISTRA ITALIANA”. Ad occhio e croce ci risiamo. Solo marketing? Ma è bene valutare. Sarebbe fondamentale il contenuto, perchè i contenitori ormai si riciclano da troppo tempo. Su questo, l’impatto ecologico del partitismo odierno, trova sempre simbiosi perfetta con l’ambiente liberista circostante. Come scrive a VOX POPULI, il nostro caro amico A.G.Vox:

Il progetto per una governance unica a livello mondiale sembra ormai giunto al traguardo con il suo bagaglio di distruzione sociale. Un progetto fondato sull’intreccio economia, finanza e informazione, ad esclusivo vantaggio del potere economico-finanziario.

Da un lato, il progetto si articola attraverso un modello economico trascinato da un pensiero neoliberista che in parole povere riassume: “privato è meglio che pubblico”, ovvero le aziende private operano in maniera più efficiente e innovativa dello Stato non adatto ad assumere il ruolo di imprenditore.

Si cancella l’azione dello Stato per annullare l’interesse pubblico e collocare al centro della vita sociale l’interesse privato.

D’altro lato, il progetto corre su ogni canale d’informazione per comunicare alla massa un pensiero di tipo materialista che esalta il possesso delle cose come misura delle persone ovvero consacra a divinità il “consumo” e lo considera come unico motore capace di creare economia e quindi benessere, bella vita.

Il fine è tenere impegnato il pensiero della gente principalmente nell’industria e nel commercio ovvero nella fonte di produzione dei beni e nella loro distribuzione sui mercati e, allo stesso tempo, distrarla con varie forme di divertimento: sport, intrattenimento, spettacolo, giochi, passioni di vario genere.

Il risultato è far perdere alla massa la facoltà di pensare e manipolare il mercato dell’informazione con molteplici forme di comunicazione ispirate sempre alle stesse tecniche: contraddittorio, distrazione e ripetizione del messaggio, con il fine di spingere la mente dell’individuo ad accettare o rifiutare un modello di pensiero già precostituito, in altre parole scegliere, parola tanto cara al mondo del “consumo”.

Informazione per distrarre e far credere alla massa che produzione e commercio rappresentano il vero problema politico, allontanandola così dall’immagine reale di un pianeta ormai compromesso sia a livello ecologico che ambientale. Ma, informazione utile anche per mascherare la tecnica di finanziamento del progetto, realizzata principalmente attraverso la speculazione sul commercio e perfezionata con la speculazione finanziaria.

Disponibilità economiche importanti realizzate con le ingenti ricchezze della terra ricavate dalla produzione e facilitate nel collocare il commercio sopra una base di speculazione.

Un esempio per tutti: la speculazione sul prezzo del petrolio che come per incanto affonda o fa rinascere l’economia di un paese. Il progetto ha generato una forza politica nelle mani dei commercianti grazie al disegno accentratore delle fonti di produzione e dei punti di distribuzione dei beni di consumo, si tratta di un numero sempre più ristretto di soggetti che ha dato vita alle multinazionali, entità sovranazionali che controllano e manipolano il mercato delle materie prime su scala mondiale. In sostanza, un’evoluzione del capitalismo sviluppata successivamente al secondo conflitto mondiale grazie all’allargamento dei mercati.

Allo stesso tempo, senza troppa fatica, è stato oliato il processo di corruzione anche per quella classe politica rimasta incline alla salvaguardia dell’interesse comune, grazie ai guadagni facili realizzati con la speculazione finanziaria.

Le attuali classi politiche propagandano ogni giorno di lavorare per il bene delle rispettive nazioni, ma in realtà lavorano per le multinazionali e i centri di poteri cui fanno capo.

Oggi, all’alba del terzo millennio, assieme alla divinità “consumo”, la massa ogni giorno è chiamata a dare risposte all’altra divinità: i “mercati”, strane creature che, come per incanto, si entusiasmano e si incolleriscono, vanno in fibrillazione e si rassicurano, come gli Dei dell’Olimpo nell’antica Grecia. Mercati, borse, banche, rappresentano il dorato mondo della finanza, il pianeta degli affari, del capitalismo finanziario, dei profitti facili realizzati grazie alla speculazione sull’economia reale. Un mondo in cui si realizzano smisurati profitti e perdite di denaro in piccole frazioni di secondo, un mondo parassita che arricchisce pochi e fa sprofondare sempre più nella miseria quella forza lavoro che ogni giorno crea col proprio sudore economia reale.

Un mondo oggi padrone dell’economia e dei governi degli Stati che ha sostituito al modello sociale nato con le democrazie una società egoista e senza cuore, cinica e indifferente, con l’unico culto dei piaceri materiali.

Una società di individui sempre più soli, illusi dalla comunicazione virtuale e disgustati dalla politica corrotta, individui con in mano un telecomando che guardano l’altrui sofferenza con ipocrisia e totale disinteresse.

Una società di cui il bene primario, la famiglia, si trova a sottostare all’egemonia del profitto, del dio denaro ed è spogliata di ogni suo valore tradizionale.

Un nucleo sociale in difficoltà che si allontana sempre più dall’orbita di protezione dello Stato orfano di sovranità monetaria ed in balia alla feroce tirannia del capitalismo finanziario.

Una famiglia in cui le forme di solidarietà sono ormai spente e i valori della persona sono stati sostituiti dagli interessi delle banche e dai modelli fuorvianti proposti dai media.

Nuove generazioni nate con il culto della propria immagine, maschere che corrono per raggiungere un primato senza accorgersi di consumare la propria vita, anziché viverla.

Giovani drogati da un tamtam mediatico che da un lato propaganda la forza innovatrice dello Stato liberale e dall’altro quella del mercato che risolve da solo tutte le miserie. Distruzione sociale e distruzione ambientale: il terzo conflitto mondiale è già iniziato.

Ma da questo scenario apocalittico sopravvivranno esseri umani? Nascerà un nuovo umanesimo? All’alba del terzo millennio potremmo voltar pagina solo attraverso la rinascita di un pensiero fondato sulla solidarietà che ponga fine ad una crisi economica che ha aumentato la disuguaglianza sociale e diffuso la povertà.

Un nuovo pensiero di sinistra per riaffermare l’obbligo di non esercitare l’iniziativa economica e la libera impresa in contrasto con la sicurezza e la dignità dei lavoratori. Un nuovo pensiero di sinistra per estirpare la dottrina del “libero mercato che va da sé”, inventata solo per attuare il cosiddetto “commercio ad alta frequenza” ovvero per realizzare facili guadagni con una velocità impressionante grazie a computer che riducono ai minimi termini l’intervento umano.

Un nuovo pensiero di sinistra per fermare l’arma letale della speculazione finanziaria causa principale dell’attuale degrado economico, politico e sociale.

Un nuovo pensiero di sinistra che arresti il qualunquismo culturale in cui sono rimasti imprigionati i giovani oggi. Un nuovo pensiero di sinistra per un modello sociale che non guarda più solo all’oggi, ma al futuro, alle generazioni future.

Un nuovo pensiero di sinistra che educhi le generazioni future a vivere la propria vita e non a consumare l’esistenza umana. Un nuovo pensiero di sinistra per porre fine alla distruzione del pensiero umano a causa di un sistema di comunicazione mediatica senza regole e in mano di pochi che ogni giorno manipola e strumentalizza l’informazione reale. Un nuovo pensiero di sinistra che riporti al centro dell’universo l’uomo non il profitto.

C’è bisogno di un nuovo pensiero di sinistra … non di una nuova sinistra!

Un pensiero riguardo “SERVE UN PENSIERO NUOVO, NON UNA NUOVA SINISTRA”

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