KILL ME PLEASE, LA FORTUNA DI VIVERE (*)

Dopo Due giorni, una notte, continua l’avventura di Vox Populi nel mondo del Cinema: la settima arte tra riflessione e realtà.

La Morte è forse il più grande mistero della vita. L’incognita dell’esistenza, l’epilogo che accomuna ogni essere vivente, è il terrore irrazionale dell’uomo fin dall’inizio dei Tempi. Il culto ultraterreno, è stato da sempre l’antidoto di conforto più efficace all’Oscurità.

Se in Departures  di Yojiro Takita, Premio Oscar 2008 per il Miglior Film Straniero, il violoncellista Daigo ricompone corpi senza vita conferendo alla Morte quel rispetto e quella dignità che accomuna ogni individuo nel fisiologico passo verso l’ignoto, ritrovando il sorriso nel vivere la propria vita terrena, Kill me Please, di Olias Barco (opera vincitrice del Marc’Aurelio d’Oro della Giuria per il miglior film al Festival Internazionale del Film di Roma 2010) è una sorprendente commedia noir che ci fa riflettere sulla fortuna di vivere.

Il Dottor Kruger (un bravissimo Aurélien Recoing) gestisce la sua clinica convenzionata con lo Stato, per dare un senso al suicidio, rendendolo un atto consapevole compiuto in una struttura sanitaria e medicalmente assistito, non più una riprovevole disgrazia.

Arrampicato fra gli alberi innevati, vicino ad un piccolo paese di spirito reazionario, diffidente e bigotto, lassù sulle montagne… un grande, storico ma moderno edificio, ospita persone che vogliono porre fine volontariamente alla propria martoriata esistenza.

Scegliere la Morte, quindi, come ultimo atto volontario di libertà individuale.

La struttura sanitaria è destinata ai malati terminali, che consapevolmente si addormentano per sempre non appena esaudito il loro ultimo desiderio: una cena speciale, una prostituta, dello champagne…

Kruger segue scrupolosamente la propria deontologia professionale, il giuramento di Ippocrate, pedinato a vista da un ufficiale della Guardia di Finanza inviata dall’autorità giudiziaria del luogo, che vuol vederci chiaro, specialmente nel rapporto meramente economico che lega medico e pazienti.

Persone affette da gravi patologie e pronte all’ultimo passo medicalmente assistito, un atto programmato e razionale, ma anche semplice gesto umanitario.

Ecco però che, con l’aumento del giro d’affari, aumenta l’arrivo di strani personaggi, che sembrano prevalentemente sani, certamente non infermi o di salute compromessa tanto da risultare all’ultimo atto della propria esistenza terrena.

Kruger sembra aver smarrito la propria missione originaria, o almeno sembra rivelare quello che l’autorità giudiziaria sospetta da tempo: i pazienti si sono via via trasformati in clienti.

Film grottesco ed irriverente, con una straordinaria fotografia, una discreta sceneggiatura, seppur i dialoghi non siano troppo incisivi.

L’opera del regista francese Olias Barco è un coraggioso, piccolo film sulla nostra contemporaneità, dove business compulsivo e ad ogni costo ed un clima di insoddisfazione galoppante sono ormai caratteri fondanti della nostra società satura di “cose”, di consumi, superficialità ed apparenza.

Tanto satura da perdere contatto con la realtà, dal significato stesso di vivere, dalla fortuna di vivere. E’ come se fossimo caduti in un’esistenza vuota e indistinta che appaga perdipiù sollazzi momentanei, una vita che si compra e si vende, libertà e dignità comprese.

Gli spunti di riflessione sono molteplici, diritto all’eutanasia incluso, ovviamente regolamentato e circostanziato.

Le scene finali di Kill me please ci mostrano di cosa siano capaci gli “strenui difensori della vita” del piccolo paese attiguo alla clinica; ogni estremismo porta nefaste conseguenze e la Morte, sfidata, strumentalizzata, vilipesa, come spesso accade, presenta il proprio macabro saldo.

L’istinto di sopravvivenza proverà a salvare chi poco prima aveva scelto di morire a pagamento, neanche minimamente cosciente dei perchè. Ma forse è troppo tardi…

Una giovane ragazza con una vita intera ancora da percorrere, visto davanti a sé il volto concreto della Morte, comprende che “abbiamo la fortuna di vivere”. E, forse, è proprio questo il Mistero più grande.

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(*) = Questo testo è tratto dal volume “Neuroni specchio, Cinematerapia del lutto fra Venezia, Roma e Walt Disney” , Edizioni Scientifiche STILL (2011).

Kill Me Please

Commedia, durata 95 min. – Belgio, Francia 2010. – Archibald Enterprise Film uscita venerdì 14 gennaio 2011

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