NON POSSIAMO. Grecia, Spagna, Italia. Esiste reale alternativa al neoliberismo?

La Soluzione finale della questione greca induce non poche riflessioni, sempre che non ci diciamo europei solo per astratto vicinato e quando dobbiamo subire imposizioni da qualche burocrate ex consulente di banche d’affari.

Innanzitutto cos’è Syriza? Non è certo un partito di Sinistra – se per Sinistra si intende ancora la tutela e la promozione degli interessi delle classi lavoratrici -, come non è un partito guidato da interessi popolari, ma sostenuto da interessi americani. Plateale l’appoggio del Fmi, con lo studio sull’insostenibilità del Debito greco, reso pubblico nel bel mezzo della campagna referendaria e ripreso dallo stesso Primo ministro nel discorso alla nazione successivo alla vittoria.

Tsipras ha cancellato con un tratto di penna lo Stato greco, posto le basi per la svendita totale del patrimonio pubblico alle multinazionali, resa strutturale e permanente povertà e disoccupazione diffusa per gli anni avvenire. E’ il costo della permanenza nella zona Euro, braccio armato dell’Unione Europea. Area commerciale a guida tecnocratica, un eterno calvario per chi vive dell’economia reale. Pensata e realizzata per conto dei ricchi, per fabbricare poveri; oliata da una valuta ideale per chi detiene grandi capitali, una vera manna per la speculazione finanziaria.

Ecco di cosa si vanta Tsipras: “Uscire sarebbe stato un disastro“. Esatto, un disastro per Loro.

Sarà un caso, ma a fine Febbraio – in calo nei sondaggi – la dirigenza del partito spagnolo Podemos (nato nel 2014), incontrò numerosi manager di banche e multinazionali: HSBC, Google, i costruttori della FCC, vari capitani d’industria. Poteva mancare l’ambasciatore Usa?

A Maggio espugnarono Barcellona e arrivarono al governo della Capitale assieme al partito socialista; anche i sinistri greci del Pasok (partito cofirmatario dei primi memorandum di austerità) non mollano mai: gonfiano le fila di Syriza fin dalla sua nascita (2012). Compagni di lotta, fino in fondo.

Ecco che l’indignado Iglesias, magari si sta preparando ad andare al potere con le elezioni nazionali del prossimo Ottobre. Infatti, il temerario Pablo ha premura per Tsipras (proprio quando Alexis ha appena spezzato le reni alla Grecia), meno per il popolo: “Scelte dolorose ma inevitabili”. Gli spagnoli sono avvisati, l’ establishment stia sereno, i mercati non ne parliamo: “Non è possibile uscire dell’euro adesso. Per cambiare la situazione attuale serve ripartire da Maastricht“.

In Italia, le firme raccolte dal Movimento 5 Stelle (M5S) per il referendum sull’euro (incostituzionale secondo l’art.75) sono già finite nel bidone della carta della Commissione Affari Costituzionali, non se ne discute. Magari è servito come informativa per i militanti e la cittadinanza.

Il referto dal laboratorio greco è chiaro: un referendum consultivo che riguardi accordi internazionali è un binario morto, forse ancora peggiore dell’inerzia. Figurarsi una campagna elettorale a mercati aperti: non avremmo bisogno degli Exit Poll, basterebbe lo Spread.

Friedrich von Hayek, uno dei padri teorici del liberismo – scuola austriaca -, non era insensibile ad una qualche forma di reddito per i poveri, in modo che la pentola della disuguaglianza sociale non arrivasse mai a scoppiare.

Sopravvivere è consentito. Alle persone non serve un reddito, ma un Lavoro di cittadinanza. Un lavoro dignitoso, secondo Costituzione; non avrebbe certo gradito l’Ambasciatore Usa in Italia, David Thorne, che invece poco dopo le elezioni del 2013, si schierò subito: ”Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il Movimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento”.

Privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni, deregolamentazione del mercato del lavoro, tasse su tasse e nessun controllo dei prezzi, deflazione salariale.

Chi sale al potere, non ha alternativa: Austerità. Con l’Euro. In questa Unione Europea che già guarda al TTIP ( Trattato Transatlantico di Libero Scambio con gli Usa). Chiunque governi.

Quando una crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano“. Milton Friedman, col suo “Capitalism and Freedom” (1962), tracciava il nostro Presente.

Com’è possibile che M5S (2009), Syriza (2012), Podemos (2014), possano aver raggiunto o si preparino a sfiorare la vetta del governo di paesi sviluppati in così poco tempo?

Potrà mai bastare la semplice indignazione diffusa, la protesta, la rabbia, per raccogliere milioni e milioni di voti e tramutarsi in reale alternativa pronta al comando?

Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli“, diceva Oscar Wilde.

Senza un sostenuto appoggio mediatico (e finanziario), i nostri giovani eroi non avrebbero mai potuto aspirare, in così poco tempo, ai piani alti del potere. E i Media, con la Finanza, sono le armi di dominio del nostro tempo. E chi li possiede, chi li controlla?

Purtroppo, se non sei funzionale, resterai invisibile. E se otterrai visibilità, qualche cambiale avrai dovuto comunque firmarla. E prima o poi passeranno all’incasso.

Il resto, lo fa la mancanza di alternativa.

Ad oggi, sul mercato elettorale greco, Syriza è ancora, nonostante tutto, l’unica opzione credibile (mediaticamente), l’altra sono i neonazisti di Alba Dorata. Avreste dubbi su chi votare?

Ti dicono: Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera. Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.” Questa è la Storia e non solo quella cantata dal grande Francesco De Gregori.

Mai arrendersi: occorre spingere, spingere consapevolmente dal basso, strutturandosi nei territori, cercando di condizionare il più possibile le scelte del vertice, che vista l’epoca tumultuosa e la giovane età partitica, rischia di avere spesso carta bianca quando conta davvero.

Partecipare sempre più numerosi e sempre più consapevoli, forse può esser questo l’antidoto.

In un’epoca fluida ed in continuo tumulto, quando Destra e Sinistra “sono tutti uguali” e ormai squalificate ed inservibili, il Potere dominante si fermerà? Sarà a corto di idee e di rappresentanti, lasciando finalmente nelle mani del popolo il proprio destino?

Forse hanno già capito che possono incanalare il dissenso e farlo sfogare senza danni.

Basta vendere un pò di immaginazione. Per il momento.

Costruire la vera alternativa non è impossibile, ma è un’operazione molto lenta, faticosa, con molti oneri e pochi onori, spesso anonima e non sempre generosa, ma senz’altro appassionante. Senza soldi e senza riflettori. Quindi, non un progetto a breve termine.

L’Europa si farà attraverso le crisi, e sarà costituita dalla sommatoria delle soluzioni che saranno date a queste crisi” scrisse nel 1976 uno dei suoi Padri fondatori, Jean Monnet.

La Superpotenza cofondatrice, architetto della baracca, dall’altra parte dell’Oceano sembrò rispondere con rinnovata speranza molti anni dopo, a cose fatte e con parecchio ottimismo a prova di allodola: “Yes, We Can!“.

Obiettivamente è preferibile, al 2015, la versione spagnola.

2 pensieri riguardo “NON POSSIAMO. Grecia, Spagna, Italia. Esiste reale alternativa al neoliberismo?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *