GRECIA, DALLA SPERANZA ALLA TRAGEDIA – La cavia di nuovo in laboratorio, l’esperimento continua

Poco più di sei mesi di ossigeno virtuale, poi il condannato, la cavia, ovvero il popolo, è stato rispedito nella camera di tortura con una violenza senza pari.

E’ il prezzo per aver gridato coraggiosamente “Oxi“: No all’austerità. Che invece il governo collaborazionista ellenico, l’ennesimo della Storia, ha utilizzato come delega in bianco per rendere strutturale la povertà presente e futura della propria gente, nonchè per svendere addirittura l’intero paese ai potentati transnazionali, alla finanza, alle multinazionali. Come globalizzazione crea.

Si sono fatti imporre persino l’apertura domenicale dei negozi, diktat sui periodi dei saldi, regimentato pane, latte e proprietà delle farmacie.

Privatizzare significa PRIVARE il Popolo di un qualcosa che appartiene a tutti.

La Treuhandanstalt fu un’ invenzione del 1990, ad unificazione tedesca avvenuta, una holding creata per la dismissione e la contemporanea privatizzazione del patrimonio pubblico della Germania Est, ormai annessa all’Ovest, tramite l’unione monetaria. Una folle e totale svendita, decisa dal governo di Helmut Kohl e Wolfgang Schäuble. Quest’ultimo, vi ricorda qualcuno?

Nel 2011, nel pieno del regime della troika (BCE, Commissione Ue, Fmi), l’allora Presidente dell’Eurogruppo – e oggi Presidente della Commissione Europea – Jean Claude Juncker fu molto esplicito: “saluterei con piacere il fatto che i nostri amici greci fondassero un’agenzia per le privatizzazioni indipendente dal governo, secondo il modello della Treuhandanstalt tedesca, in cui ricoprissero ruoli anche esperti stranieri“.

Che strane coincidenze, eccoci al 2015: porti, aereoporti, energia elettrica, miniere, telecomunicazioni, e tutte le “attività greche dei valore“, come intima il nuovo memorandum controfirmato da Tsipras, saranno conferite ad un “fondo indipendente che monetizzerà le attività attraverso privatizzazioni e altri mezzi” da 50 miliardi, che andrà a rimpinguare le banche e ad abbattere il debito.

Sarà gestito da greci, ma sotto la “supervisione” della troika, che tornerà a stabilirsi ad Atene, travestita da “istituzioni“.

E’ vecchia come il mondo: prima ti aiutano ad indebitarti (la Grecia adotta l’euro – per volontà delle èlite nazionali che lo propagandano al popolo -, truccando i conti grazie alla Goldman Sachs e agli omessi controlli delle autorità europee), ti indebitano (con una moneta straniera, che lo Stato greco non emette e quindi non controlla, ma prende a prestito dalle banche private ad un tasso di interesse che esse stesse stabiliscono), ti gettano in depressione economica (a causa dei meccanismi e dei vincoli dell’eurozona e dalle politiche di austerità imposte) e poi comprano a saldo ciò che hai, prestandoti ancora soldi perchè nel frattempo devi pur vivere. O meglio, sopravvivere nella condizione subalterna di indebitato cronico, considerato pure recidivo e quindi punito pubblicamente, come monito nei confronti degli altri.

Il Memorandum, continua imponendo la piena attuazione del FISCAL COMPACT, cioè del pareggio di bilancio [lo Stato greco non potrà investire nell’economia, quindi per vivere, famiglie e aziende dovranno trovare obbligatoriamente risorse solo tramite il sistema bancario, dopo aver dilapidato definitivamente tutti i propri risparmi: ciò significherà indebitamento privato strutturale permanente. Bisogna pur tirare avanti… finchè le rate lo permetteranno. Per non parlare degli annessi e connessi: deficit non oltre lo 0,5% Pil, Debito/Pil non oltre il 60%, la Grecia è oltre il 170%, pensate cosa significherebbe l’applicazione letterale del trattato. Esso prevede l’abbattimento del Debito in 20 anni, 1/20 all’anno] e “introducendo tagli della spesa quasi automatici in caso di deviazioni da obiettivi ambiziosi in materia di avanzo primario [ovvero quando lo Stato investe meno di quanto incassa dal carico fiscale, al netto degli interessi passivi sul Debito; quindi è una manovra di impoverimento generalizzato di famiglie e imprese. Più elevato sarà l’avanzo primario, più profondo sarà il depauperamento generale, fra tre anni è addirittura previsto al 3%] , previa consultazione del consiglio di bilancio e fatta salva la preventiva approvazione delle istituzioni”, quindi della troika.

Arriva l’inasprimento dell’Iva, la stretta sulle pensioni, nessun incremento del salario minimo, nessun ripristino della contrattazione collettiva (come invece fantasticavano alcune delle mirabolanti promesse elettorali di Syriza), ma largo ai licenziamenti di massa.

Addirittura ecco un nuovo codice civile, questo è davvero curioso… come sarà possibile metterlo su in appena dieci giorni? Davvero possiamo pensare che ci troviamo di fronte ad… emergenze improvvisate?

Non poteva mancare il “bail in” Made in Ue: dal 1 Gennaio 2016, appena fallirà una qualsiasi banca, verrà salvata coi soldi di azionisti e correntisti, tramite prelievi forzosi nei conti correnti

Sulla pelle viva del popolo greco, si è giocata una partita tra èlite e sfere di influenza. Ovviamente, prevale sempre la convergenza di interessi che ha sempre scandito ogni tappa della costruzione europea, sia della Ue, sia della sua arma letale: l’Euro.

Elite neofeudali franco – tedesche, ormai a trazione germanica, che sembrano perseguire nefasti obiettivi. In quanto a visioni oniriche, ma non troppo, Joseph Goebbels e compagnia già intravedevano la loro “Europa del Futuro” , era il 1940 . Gli interessi atlantici, dal canto loro, non sono da meno. Due visioni forse diversificate, ma sempre in sintonia nel depredare e giustiziare le proprie vittime.

Eppure la Superpotenza egemone rimane una soltanto, è lei che guida.

Il Fmi, quindi gli Usa, hanno da sempre sorretto Tsipras e il suo governo, referendum compreso. Proprio lui, ha avuto il coraggio di dire che ha controfirmato la scomparsa dello Stato greco per “il popolo“, ecco… ci risiamo.

Tutto è stato necessario “per non essere costretti ad uscire dall’Euro“, peccato che sia proprio l’euro che ci riduca di fatto a protettorati di banche e multinazionali, eterodiretti da istituzioni sovranazionali non elette.

E Tsipras lo sa, molti dei suoi collaboratori lo sanno. Nel governo ci sono anche persone davvero competenti. Ma fanno parte di una èlite criminale.

Il Sogno europeo tuona dalle nuvole, catapultando nell’incubo il popolo greco e il suo avvenire. Non esiste alternativa al disegno dell’èlite: Il governo deve consultare le istituzioni e convenire con esse tutti i progetti legislativi nei settori rilevanti con adeguato anticipo prima di sottoporli alla consultazione pubblica o al Parlamento.”

Scontri, fumogeni, molotov, il Palazzo è asserragliato di nuovo, ma ha ratificato ancora.

Non accetto ultimatum, l’austerity è morta”, ha detto Tsipras in un duro discorso al Parlamento greco, a cui ha ribadito che la democrazia ellenica “non può essere minacciata” e che la Grecia “non è una colonia o un paria dell’Europa” (agenzia Ansa, 18 febbraio 2015)

La commedia è durata pochi mesi, quanto basta per vendere Speranza ad un grande popolo, avviato comunque alla tragedia da una classe dirigente senza alcuna pietà.

La stagione di Syriza fa parte del mercato delle illusioni del sistema politico odierno ed ha assunto, nel laboratorio greco, il ruolo precursore di valvola di sfogo ed elemento stabilizzatore del sistema.

Sarà un caso unico in Europa?

Intanto, il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha subito manifestato sostegno a Tsipras dopo la firma del Memorandum: “Tutto il nostro appoggio ai greci e al loro governo”.

Quanto a noi, popoli europei, non facciamoci illusioni: gli esperimenti vengono testati per poi essere applicati compiutamente altrove, avendo già fatto il collaudo con la prova pilota, facendo le correzioni del caso dopo un adeguato rodaggio.

Al Sud, abbiamo già varato molte leggi e riforme previste dei trattati che i greci hanno già sottoscritto. In più, noi tutti avremmo la nostra Treuhandanstalt: l’ERF, l’European Redemption Fund.

Avendo da tempo adottato il Fiscal Compact e dovendo ridurre il Debito pubblico al 60%/Pil, affideremo presto ad un fondo specifico ed indipendente, la parte eccedente di Debito, che però non verrà accolta per beneficienza: dovrà essere garantita da beni reali e dagli asset strategici del paese che condivide finalmente i propri debiti. I famosi Eurobond. Pagati a caro prezzo, con la svendita del nostro patrimonio pubblico. Indebitando per di più il tal paese sotto legislazione estera.

Colpirne uno per educarne 19, parafrasando Mao Zedong. Siamo ad un punto cruciale della nostra Storia, di popoli che un tempo avevano trovato libertà e sovranità dopo secoli e millenni di sottomissione ed immani tragedie.

La Grecia, oggi più che mai, dimostra che la Democrazia non fa parte dell’Unione Europea, nessun cambiamento è possibile entro l’eurozona. Quindi, sperare di cambiare dal basso, accettando di rimanere entro il recinto è pura utopia.

Come pianificato, hanno detto basta: poco più di sei mesi di ossigeno virtuale sono sufficienti. Adesso possono riprendere con forza la loro lotta di classe contro le genti, come prima e più forte di prima: il popolo greco torni nella camera di tortura!

Al via forse un nuovo governo tecnico mascherato o nuove elezioni. Comunque vada, è in funzione il “pilota automatico” (Mario Draghi, Presidente della Bce, 2013). Si tenga pronta Alba Dorata. Ogni fase ha il proprio aguzzino.

La chiave: Tsipras, dopo la vittoria alle elezioni europee del 2014, era in testa a tutti i sondaggi, quindi spinto dai mass media e ben finanziato.

Le elezioni greche che hanno visto la vittoria di Syriza del 25 Gennaio scorso, sono state indette solo a causa di un mancato accordo politico tra le parti in merito alla scelta di una personalità da eleggere come nuovo Presidente della Repubblica.

Se Syriza fosse stata davvero l’Alternativa al Sistema, esso avrebbe concesso le elezioni anticipate?

Da nostre fonti interne a Syriza, si ventilava della possibilità di chiamare il popolo ad un prossimo referendum, già a fine Febbraio.

La “Speranza è una trappola“, usava dire il grande regista Mario Monicelli. Il Crimine più grande, forse è proprio quello di aver illuso chi ha bisogno, chi non ha alcuna alternativa.

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