Lo Stato di Israele: la Terra Promessa. Genesi di un inganno.

Fra poco avranno luogo delle importanti elezioni in Israele, in un momento storico di grandi tensioni e di rivendicazioni israeliane sul proprio diritto a restare e popolare la cosiddetta “terra promessa”, espropriando la popolazione palestinese e confinandola in “aree- ghetto”.

Un momento in cui il premier uscente Netanyahu fa la voce grossa con Obama per mantenere presso i suoi elettori, quella aura di “uomo forte”, capace di difendere il paese da coloro che non riconoscono lo Stato di Israele, i nemici di Israele (non dimentichiamoci però che gli ebrei ortodossi sono i primi a non volere lo Stato di Israele,in quanto per loro il fatto di essere ebrei non deve corrispondere a una mera questione geografica).

Recentemente è uscito un colossal hollywoodiano sul “popolo eletto”, la sua schiavitù in Egitto e il suo approdo alla “terra promessa”, che, neanche tanto velatamente, propaganda il diritto degli Ebrei sulla Terra Santa. Dopo più di duemila anni, questa storia biblica colpisce ancora l’immaginario collettivo e fonda le pretese di un popolo in una determinata area geografica provocando annosi conflitti e tensioni, ben lungi a vedere una risoluzione a breve termine.

Tuttavia è lecito e doveroso chiedersi se l’Esodo, così come raccontato nella versione biblica, sia veritiero o meno. Va rilevato che la esaustiva trattazione di questi argomenti porterebbe a scrivere un volume, pertanto bisognerà procedere toccando i punti essenziali. Innanzitutto occorre partire da un dato: gli ebrei non sono MAI stati schiavi in Egitto.

Infatti gli Egiziani, che i Greci definivano “il popolo più pio di tutti”, non conosceva l’istituto della schiavitù. Non solo. Lo storico ebreo, contemporaneo a Gesù, Giuseppe Flavio riferisce che gli Ebrei derivano dagli Hyksos. Gli Hyksos, che gli Egiziani chiamavano Apiru (dall’egizio PRW) erano una tribù di origine semitica che all’incirca nel 2000 A.C. aveva invaso l’Egitto e aveva regnato per due dinastie fino a che il faraone Ahmose non li aveva scacciati nelle terre di Canaan. Qualche secolo dopo questi fatti, un altro faraone, detto l'”eretico”, aveva cercato di riformare il sistema religioso egiziano, abolendo l’idolatria e stabilendo il culto monoteistico di Aton. Il faraone si chiamava Akhenaton.

Va ricordato che la questione non era tanto, come si tende a pensare oggi, un conflitto tra politeismo e monoteismo. Il punto è che la religione originaria egizia era monoteistica e dotata di una complessa simbologia.

Col passare dei secoli, i simboli erano divenuti idoli e invece di essere letti come “portali per la verità”, erano adorati come verità in se stesse.

Un po’ come oggi avviene con il concetto della “Croce” o della “Santa Trinità”. Il faraone aveva cercato di spogliare il Divino dei vari simboli e nomi, imponendo il culto dell’Uno, Aton, forse derivante dal nome del primo Dio, auto-creato, dell’enneade sacra egizia: Atum o Atem.

Questa riforma religiosa aveva portato a una guerra civile con i sacerdoti di Tebe devoti al Dio Amon.

In seguito a questi conflitti Akhenaton e i suoi sacerdoti erano stati esiliati nella terra di Canaan. I sacerdoti di Aton erano detti “Yahud”. Da Yahud deriva il termine ebraico Yheuda: Giuda. Questo nucleo di esiliati dette origine alla biblica tribù di Giuda, che abitava la Giudea.

Così vediamo che gli Ebrei (che deriva dall’egizio Apiru, gli Hyksos) e i Giudei non erano lo stesso popolo.

E’ sempre Giuseppe Flavio che ci dice che solo i Giudei erano monoteisti.

Questa convivenza forzata nella “Terra Santa” portò un sanguinoso conflitto. Che fossero in conflitto lo dimostra anche la simbologia: gli Apiru – Ebrei, veneravano Seth avversario di Horus, poi identificato con il semitico dio Baal. La tribù di Giuda (I giudei) aveva come simbolo il leone (sfinge). Il leone era simbolo della dea Sekhmet, figlia di Ra che nella mitologia egizia sconfigge proprio Seth. Non solo.

I sacerdoti di Sekmeth erano famosi medici, per cui erano detti sacerdoti – medici, proprio come i nazareni (gli Esseni, di cui parlerò in seguito) e poi i sovrani merovingi della dinastia di Gesù (i “re taumaturghi”).

La Bibbia stessa ci racconta della guerra con cui il re della tribù di Giuda conquistò Gerusalemme per creare la capitale di uno stato unitario. Qui il figlio di Davide, Salomone fondò il primo tempio ebraico, in realtà per i motivi che ho sopra esposto, egizio. Non solo.

I giudei chiamavano il Signore Adonai. Gli antichi, per rispetto, si riferivano a Dio chiamandolo al plurale e Adonai è difatti un plurale. Essendo “ai” la particella del plurale, il singolare corrisponde ad Adon: Aton, il Dio di Akhenaton e degli Yahud.

Per arrivare alla odierna versione dell’esodo dobbiamo arrivare alla cattività babilonese del 500 A.C.. In questa occasione l’élite sacerdotale giudaica che viveva a Gerusalemme venne deportata a Babilonia. Quando ritornò a Gerusalemme vi trovò delle popolazioni che avevano dato vita a un sincretismo religioso politeista.

Il racconto biblico dell’ Esodo nacque solo allora ed ebbe quindi uno scopo eminentemente politico:unire quei popoli molto diversi dando loro un’ origine e una religione comune, in un momento in cui quelle terre erano lacerate dalla dominazione straniera, fra i Sumeri a Nord e i Babilonesi (un paio di secoli dopo sconfitti da Alessandro Magno).

La storia in sé è copiata per filo e per segno dalla leggenda assira sul Re Argon. Il nome Mosè invece è egizio, MS, che significa “figlio”, presente in molti nome di faraoni (Ahmose, Thutmose, Rames…).

E’ probabile che dietro la figura di Mosè si nasconda proprio il faraone eretico Akhenaton: non solo il periodo storico coincide, ma egli fu in effetti il primo a riscoprire il monoteismo. Simbolicamente, vediamo che nel momento in cui Mosè si allontana dal suo popolo, questi cominciano ad adorare un vitello d’oro, un idolo.

Così il messaggio è che quando il profeta non c’è il popolo ricade nell’idolatria.

Anche il nome del capostipite degli Ebrei è egiziano e deriva probabilmente da APRAH (Abraham) che era il termine con coi gli Egizi chiamavano il faraone. Sua mogli si chiama Sara (Sarah) che era esattamente un titolo del faraone e che significa “figlio di Ra” (Sa- Rah).

Così vediamo che tutto porta a ritenere che il popolo ebraico e la sua religione derivino direttamente dall’Egitto e dalla lotta contro l’idolatria. Tuttavia l’esodo servì alla casta sacerdotale che si era intanto affermata a Gerusalemme a mantenere il potere e a legittimarsi presso un popolo, che prima non esisteva, in un territorio ancora diviso.

Nacque solo allora il popolo di Israele, la tribù di Giuda passò in secondo piano e la stirpe di Davide venne esautorata dal potere.

Da questo momento i termini “giudeo” ed “ebreo” tendono a diventare sinonimi.

Tuttavia, ancora al tempo di Gesù, essi non coincidevano. Dopo l’Esodo infatti, ce lo dice la Bibbia stessa, i Giudei conservarono un’ aspirazione messianica, aspettando l’arrivo di un Messia (dall’egizio MSS, “unto”) appartenente alla famiglia di Davide che riprendesse il potere, li liberasse e riportasse il culto alla purezza delle origini.

Questo si intensificò quando l’ebreo Erode, venne a patti con i Romani accettando il loro dominio nella regione. Gesù, come scritto nei Vangeli, apparteneva alla casa di Davide e ora possiamo capire perché tutti cercavano di capire se fosse il Messia. Capiamo anche perché gli Ebrei, temendo per la loro egemonia, lo condannino a morte (o, meglio, chiedano ai Romani di ucciderlo) e poi si spaventino davanti alle possibile conseguenze del cartiglio affisso sulla croce: “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”. Sottolineiamo che tale iscrizione dice ” Re dei Giudei” e non “degli Ebrei”.

Infatti vi fu che si oppose al sincretismo di popoli e religioni successivi all’esodo. Vi fu chi, tra la classe sacerdotale Giudaica, rimase fedele agli antichi culti iniziatici egizi, predicandoli in segreto. Come ci riferisce lo stesso Giuseppe Flavio, erano comunemente chiamati Nazarei perché assomigliavano a coloro che nelle antiche tradizioni ebraiche facevano voto a Dio e si lasciavano crescere i capelli.

Va rilevato infatti che “nazareno” non si riferisce alla città di Nazaret: si riferisce a questi “nazareni”, una setta religiosa giudaica. Questo ci porterebbe ora a riconsiderare la storia dei Templari e del loro culto di San Giacomo (Santiago de Compostela, per esempio, meta di millenari pellegrinaggi) che, come riferisce il solito Giuseppe Flavio, era il fratello di Gesù, lapidato dal Sinedrio Ebraico. Ci porterebbe a rivedere le origini della Massoneria, dei culti gnostici e dell’Islam.

E’ curioso che i Mussulmani chiamino i Cristiani “Nasara”, i Nazareni e non certo perché tutti i Cristiani nacquero a Nazaret. Le ragioni di ciò vanno forse ricercate nell’accusa che Maometto fece ai Cristiani di aver tradito il Vangelo e Gesù Cristo, ad eccezione di una comunità presso di loro (forse proprio i Nazareni, o Esseni) (Corano sura 5, 66), giungendo a invitare le Genti del Libro a conformarsi alla Thora e al Vangelo (Corano, sura 5 68).

Anche Moametto apparteneva a una setta analoga, detta Hanif, “i giusti” e considerava Gesù Cristo uno dei più grandi profeti insieme ad Abramo. Tuttavia, questa è un altra storia, magari oggetto del prossimo articolo.

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