CRISI, E’ DAVVERO COLPA NOSTRA?

Evasione fiscale, Corruzione, Inefficienza, Pressappochismo, Assistenzialismo.

Un autorazzismo inoculato da anni, un senso di colpa collettivo e permanente, che peraltro ha antiche radici, non proprio laiche.

Cosa stiamo realmente vivendo? Ed è davvero COLPA NOSTRA? Proviamo a decifrare la propaganda dei media, cerchiamo di liberarci dall’indottrinamento veicolato dalle istituzioni culturali forgiate dal pensiero dominante e da quel maledetto peccato originale: “essere italiani”.

Vediamo come funziona l’economia reale: Le parti in gioco sono tre: Lo Stato (Settore Pubblico), Famiglie, imprese e banche (Settore Privato), il resto del mondo (Settore Estero).

images

L’EVASIONE FISCALE è una disfunzione che rientra esclusivamente all’interno del Settore Privato: un riequilibrio di quest’ultimo tramite una severa opera di controllo e repressione, unita a politiche conseguenti di rimodulazione del carico fiscale, è un’opera meritoria e giusta dal punto di vista etico e morale (così come lo sarebbe “tassare finalmente i ricchi“), pure politico.

Ma dal punto di vista macroeconomico, non cambia di fatto la situazione generale: fa solo un po’ di ordine nel suddetto SETTORE, che però per arricchirsi necessita di beni finanziari al netto (moneta), che autonomamente non può creare, a meno che famiglie e aziende non si indebitino con le banche. Ma l’indebitamento privato per famiglie e aziende (il mutuo acceso dalla famiglia Rossi o il prestito concesso alla Bianchi & Co. srl), non è certo ricchezza netta.

Solo lo Stato (Settore Pubblico), può creare beni finanziari al netto (moneta) per il SETTORE PRIVATO. E lo fa solo se SPENDE più di quello che tassa. L’AVANZO PRIMARIO DEGLI ULTIMI VENTI ANNI (il SETTORE PUBBLICO ha speso meno di quanto ha incassato dal carico fiscale, al netto degli interessi passivi sul Debito) ci ha impoverito sistematicamente.

E’ evidente che l’autoflagellazione istigata dall’alto “ABBIAMO VISSUTO ALDISOPRA DELLE NOSTRE REALI POSSIBILITA’ ” , non corrisponde a verità, semmai ci hanno impoveriti coattamente, nonostante le nostre possibilità.

Quindi la Spesa pubblica e’ il reddito ed il risparmio del SETTORE PRIVATO e ovviamente il Debito pubblico (o meglio, il Debito del SETTORE PUBBLICO, cioè dello Stato), è la nostra ricchezza, cioè benessere e prosperità di famiglie e aziende: istruzione, sanità e politiche sociali, infrastrutture, tutela dell’ambiente e del territorio, salvaguardia e promozione del patrimonio artistico e culturale, investimenti di politica industriale.

Cosa significa PAREGGIO DI BILANCIO (in Costituzione dal 2012, vedasi trattato Fiscal Compact)?

Lo Stato non potrà investire, quindi il SETTORE PRIVATO dovrà trovare obbligatoriamente risorse aggiuntive esclusivamente al proprio interno (tramite il sistema bancario): ciò significherà indebitamento privato strutturale di famiglie e aziende.

Bisogna pur tirare avanti… finchè le rate lo permetteranno.

Questo è il futuro che hanno pensato e pianificato per la famiglia Rossi e la ditta Bianchi. Abbiamo visto che è in gioco anche il SETTORE ESTERO (la soluzione migliore sarebbe un certo equilibrio fra esportazioni e importazioni). Anch’esso (come il Settore Pubblico) può apportare nell’economia reale risorse finanziarie al netto: ovviamente dipendere dal resto del mondo per eventuali investimenti è molto rischioso, ciò comporta essere assoggettati al mercato internazionale (libera circolazioni di merci e capitali) e al suo andamento ondivago ed incerto, oltre che a volontà altrui.

Un investitore estero arriva, se vede concrete opportunità di profitto:

– Un’economia interna che tira ed in espansione, quindi consumatori pronti a spendere; ciò non può verificarsi, perché lo Stato non può investire nell’economia reale.

– Un mercato del lavoro (meglio se qualificato) a basso costo che renda conveniente l’investimento estero per poi esportare quei prodotti realizzati in altri paesi, dove ci sono vaste praterie di nuovi consumatori da assuefare (Asia, Sud America ecc..). E’ questo è il nostro orizzonte: se il bilancio dello Stato è in pareggio e non possiamo svalutare la moneta, perchè ne adottiamo una straniera a cambio fisso, l’unica soluzione per essere competitivi col resto del mondo è SVALUTARE IL LAVORO: ABBATTERE I SALARI.

Alta disoccupazione, quindi deregolamentazione del mercato del lavoro (il recente Job Act). Ecco che le multinazionali straniere saranno pronte di nuovo ad investire in Italia, ma ALLE LORO CONDIZIONI. In più, abbiamo tanti di quei servizi pubblici essenziali ancora da privatizzare, che arriveranno sicuramente ad apportare risorse finanziarie al netto, ma investendo sulla NOSTRA POVERTA’.

A questo serve l’austerità: far tornare a crescere l’economia coi profitti delle multinazionali, non certo con l’ ormai estinta Ditta Bianchi o coi consumi dell’immiserita famiglia Rossi, carne da cannone nelle trincee della globalizzazione.

Uno sviluppo il più possibile omogeneo e regolato, una redistribuzione del reddito e quindi benessere diffuso, sembrano già un lontano ricordo.

Dal 1971, il sistema monetario è cambiato radicalmente. Oggi, ogni Stato che dispone della propria moneta (tutti, tranne i componenti della zona euro), la crea dal nulla e può utilizzarla a piacimento; è essenzialmente una convenzione fiduciaria (rapportata alla forza della propria economia) e sganciata da ogni valore reale.

Va da sé, che una Banca Centrale non potrà mai esaurire il denaro e dipende dal governo che controlla quella Banca Centrale (il SETTORE PUBBLICO), farne l’uso che ritiene opportuno in funzione degli interessi più o meno, legittimi di quel paese. L’unico vincolo è l’economia reale.

Dal 2002, l’Italia non emette la propria moneta e le entrate fiscali servono quindi a finanziare la spesa pubblica. Quando lo Stato italiano emetteva la propria valuta (Lira), le entrate fiscali non servivano a finanziare gli investimenti.

Il Servizio Sanitario Nazionale e’ nato grazie alle nostre tasse? Il comparto pubblico attuale e ciò che era pubblico (Stato Sociale, Banche, industrie ecc…) prima delle privatizzazioni degli anni novanta e degli anni duemila, era stato costruito col solo carico fiscale imposto agli italiani?

Tutto è stato possibile grazie al Debito dello Stato (SETTORE PUBBLICO), che (Piano Marshall a parte) era in lire, valuta che lo Stato emetteva e controllava. Quindi, beni finanziari al netto immessi nel sistema economico. Secondo la nostra Costituzione.

IL DEBITO PUBBLICO E’ FIGLIO DELLA CORRUZIONE E DELL’ECCESSIVA SPESA SOCIALE” 

– L’esplosione del Debito pubblico è stata la conseguenza di scelte politiche precise: nel 1979, ladesione dellItalia allo SME (il Sistema monetario europeo, antenato dellEuro) segnò una tappa fondamentale; 1981, ecco realizzarsi l indipendenza formale della Banca Centrale dal Governo (importante tappa di avvicinamento a Maastricht).

La particolare situazione internazionale dell’epoca (politica monetaria Usa e la riunificazione tedesca), unita all’agganciamento della Lira ad un sistema di cambi semifissi (SME), portarono l’innalzamento dei tassi d’interesse negli anni ’80 e inizio ’90 (con la concreta volontà politica di sostenere il tasso di cambio) e quindi all’esplosione del Debito pubblico: RADDOPPIATO in dodici anni (1980/1992). Non casuali, furono i primi sintomi di quella che oggi sembra un mostro indomabile: la finanziarizzazione dell’economia.

Sono stati gli interessi distribuiti al sistema bancario privato nazionale e internazionale a far esplodere il debito pubblico, certo non le varie stime sui disonesti nostrani di ogni livello sociale.

grafico-relazione-rapporto-debito-pubblico-su-pil-e-governi

Nel grafico gli interessi cumulati: 

intere

sono oltre 2250 miliardi di Euro, distribuiti ai mercati finanziari. E’ una cifra superiore all’ammontare dell’intero Debito pubblico (2.160 miliardi al Novembre 2014).

Il problema del DEBITO PUBBLICO, non è certo la Spesa Primaria (STATO SOCIALE E FUNZIONAMENTO DELLA MACCHINA – STATO), – sempre in linea, quando non inferiore agli altri grandi paesi europei – ma gli INTERESSI SUL DEBITO.

Ogni anno paghiamo 80/90 miliardi, che sovranamente potremmo creare a costo zero per dare servizi efficienti e occupazione.

La spesa pubblica è la ricchezza dei cittadini, la spesa pubblica per interessi è la ricchezza che dai cittadini si trasferisce ai mercati finanziari. NON CI SONO SOLDI”-

Non solo gli egizi, ognuno ha la propria piramide… l’Euro è il primo esperimento al mondo di separazione della moneta dallo Stato:

STATO SOVRANO 

   STATO NON SOVRANO  (EUROZONA)    

piramide monetaria

Nessun Stato della zona euro può emettere moneta, lo fa la Banca Centrale Europea (Bce) che non è certo pubblica. Inoltre, per proprio statuto (art.21.1), non può finanziare gli Stati (come qualsiasi altra Banca Centrale) e i loro disavanzi, fortemente limitati peraltro dai vincoli europei; soltanto degli obblighi politici, che non hanno nessuna logica economica (es. rapporto 3% deficit/Pil ; 60% Debito/Pil).

La Bce presta alle banche private, che poi (ad interesse che esse stesse stabiliscono – SPREAD) prestano agli Stati. La nostra vita è stata consegnata, ormai da tempo, nelle mani dei MERCATI PRIVATI DI CAPITALE e stante questi meccanismi, l’economia reale (ciò di cui vive il 99% della popolazione) avrà sempre e solo le elemosine del sistema finanziario internazionale.

Solo lo Stato, può farla tornare protagonista, ma “NON CI SONO SOLDI”: il SETTORE PUBBLICO non ha più facoltà di emissione monetaria. Quindi, uno Stato della Zona Euro si finanzia in tre modi: tassa il SETTORE PRIVATO, taglia la Spesa pubblica (quindi al nostro reddito e al nostro risparmio privato), contrae nuovo Debito sui mercati.

Uno Stato senza sovranità monetaria, gravemente mutilato nellutilizzo della leva fiscale, da oramai più di un lustro in recessione, sottoposto ad una cura di austerity che sta uccidendo il malato, ingabbiato da vincoli strettissimi che altri compagni di strada invece travalicano con una certa comodità, non ha gli strumenti e non è in condizioni di farcela.

Lo Stato è INEFFICIENTE, deve essere gestito come un’ azienda”

Non avendo facoltà di emissione monetaria, l’Italia è ridotta al rango di una qualsiasi azienda o famiglia: scarsità di risorse, di personale e di servizi; costi elevati, nonostante un carico fiscale asfissiante su cittadini e imprese. Questa condizione non può essere considerata fisiologica, perché allo stesso tempo ci lamentiamo dellinefficienza della macchina pubblica e ne abbiamo tutte le ragioni. Stando così le cose, non può funzionare e lo proviamo quotidianamente sulla nostra pelle.

Qualsiasi macchina rimasta senza benzina, si ferma ed il degrado prende il sopravvento: una società impoverita ed impaurita, con larghe fette di popolazione in bilico, alcune che vedono il baratro, altre cadute giù.

Evasione fiscale e corruzione, mali più che deprecabili, risultano meri effetti collaterali dell’impoverimento generale, della concentrazione delle ricchezza, della sistematica autoreferenzialità del sistema politico e istituzionale, della sordità delle oligarchie partitiche, ormai balcanizzate e mimetizzate nelle scatole cinesi dei “serbatoi di pensiero”, luoghi di meditazione e azione per il grande business.

Accentrare il potere, senza effettivo controllo democratico, vuoldire anche fabbricare corruzione. E’ importante fare chiarezza:

Lo Stato non è una famiglia: una famiglia deve far quadrare il proprio bilancio e naturalmente non può occuparsi e farsi carico delle problematiche e delle necessità essenziali degli altri abitanti del quartiere, del Comune in cui abita; per filantropia e buon cuore, potrebbe farlo una famiglia facoltosa come quella di Bill Gates o dei petrolieri Moratti.

E’ esattamente questa la concezione sociale iperegoistica neoliberista delle Trickle-down economics, di cui è stato apripista in Occidente Ronald Reagan.

E’ il Privato (ovviamente Multinazionale) che si occupa della crescita economica, poi qualche elemosina potrà arrivare ai poveri.

Lo Stato non è un’azienda, che ha come scopo principale il profitto degli azionisti, il salario dei dipendenti, al netto dei costi di produzione. Un’azienda non ha bambini da istruire, malati e disabili a cui provvedere, servizi essenziali da garantire, che spesso non danno alcun profitto ma spese da sostenere.

Le Asl, gli Ospedali e le altre aziende pubbliche di erogazione, fanno capo ad un soggetto giuridico pubblico (che se sovrano, ha capacità illimitate di spesa) e vanno ben gestite, ma non sono equiparabili in senso stretto, ad un soggetto privato.

Lo Stato è un ordinamento giuridico politico esercitante il potere sovrano, il cui compito primario è l’individuazione e la soddisfazione dei comuni interessi della collettività, grazie al proprio ruolo di “coordinatore sociale”. E’ responsabile della crescita economica.

La sovranità appartiene al popolo (Art.1 della Costituzione).

L’EURO, LA SALVEZZA”

– Nei primi anni, i bassi tassi d’interesse di cui si giovarono anche i paesi della zona euro è stato un fenomeno globale, non un beneficio ad appannaggio esclusivamente nostro.

Ovviamente, neanche questo è stato un pasto gratis: la costruzione di un’unica area valutaria di economie divergenti e fortemente squilibrate (l’economia tedesca, non è quella greca o quella portoghese, ma neanche quella spagnola, né tantomeno italiana) in regime di libera circolazione di merci e capitali, con una valuta a cambio fisso, ha favorito ovviamente l’economia dei, del paese economicamente più forte.

Essendo in vigore soltanto su carta, politiche pubbliche di sussidiarietà e di riequilibrio delle economie, è stato il Capitale (ed il credito) privato che ha operato a suo modo e ovviamente per profitto, dei “trasferimenti” alle “economie Sud”.

In sostanza, l’Euro, i bassi tassi d’interesse, quindi la libera circolazione delle merci e dei capitali hanno favorito la nascita di paesi creditori (GERMANIA) e debitori (PIIGS, – in lingua inglese: “maiali” – acronimo giornalistico di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna).

Per niente casuale, la corsa matta ad indebitarsi per acquistare Golf, Mercedes, Bmw, o comprare finalmente casa col prestito Deutsche Bank truccato da qualche bella sigla ispanica, portoghese o italiana. 2008: quando scoppiò la crisi Usa, le banche tedesche e francesi persero vagonate di miliardi nel Nuovo Mondo e decisero di riprendersi con gli interessi (il tasso lo decidono sempre loro) i soldi sicuri prestati ai PIIGS.

Lo afferma uno studio della COMMISSIONE EUROPEA, il problema della crisi non nasce dal Debito Pubblico, ma dal DEBITO PRIVATO.

Con uno shock economico finanziario di questa portata, le fragilità, le assurdità dell’ Unione monetaria, sono venute alla luce a 360°, in passato celate da una crescita artificiosa da DEBITO PRIVATO, che ora i CREDITORI scaricano sul DEBITO PUBBLICO e quindi sui cittadini, che stanno ripagando lacrime e sangue.

Perfetto! Non c’è miglior momento di uno shock economico, per dare una svolta reazionaria: l’Euro – la sua infrastruttura – i suoi vincoli,  sono un vero e proprio metodo di governo.

Stiamo pagando un altissimo prezzo sociale ed umano. Siamo davvero in crisi? O nel pieno di una transizione, ad un cambio coatto di modello economico sociale? Addio al “Modello Europeo dello Stato Sociale”. Forse anche alla Democrazia fin qui conosciuta?

In Grecia chiudono Ospedali pubblici e Università.

In Portogallo, stanno privatizzando qualsiasi servizio, svendendo ogni azienda strategica. E in Italia?

EVVIVA LA GERMANIA, APPLICHIAMO IL MODELLO TEDESCO!”

– 2002, il Cancelliere tedesco Schröder ai suoi concittadini: “Fate in modo di spendere le vostre ferie in Patria, devono aumentare i consumi interni“.

Che grande Paese, serio, fa sistema e si stringe nei momenti di difficoltà, magari lo facessimo anche noi!

Quando arrivarono le famose riforme targate Spd, l’euro era già nelle loro tasche, violarono pure il maledetto patto di stabilità. Spesa pubblica, quella che oggi negano all’Italia con la complicità criminale dei nostri governanti.

Com’è stato possibile che la Germania si riprendesse dalla sua crisi post riunificazione in pochi anni?

Strano ma vero: l’euro è un marco svalutato che gli consente tuttora (guarda caso proprio dal 2002) di esportare molto favorevolmente rispetto a prima, anche perchè grazie alla moneta unica, praticamente non ha avuto la tradizionale concorrenza di Spagna e Italia, il cui euro è in realtà una moneta troppo forte per paesi strutturati in piccole e medie imprese. Ecco che le multinazionali tedesche (e francesi)  hanno potuto esportare praticamente senza intralci.

Banche e industrie di Germania (e Francia) hanno fatto del Sud Europa il proprio giardino di casa: i 2/3 delle esportazioni teutoniche sono finite ai latinos. In più, ecco i nuovi mercati aggrediti con un marco svalutato, l’Euro, soprattutto Cina.

Internamente, grazie alle famose riforme del sinistro Schröder, hanno tenuto bassi i salari grazie alla creazione di 7 MILIONI DI NUOVI POVERI: (grazie ai famosi mini job, vi ricordano qualche legge italiana approvata di recente?) persone che oggi lavorano per 500 Euro mensili senza lo straccio di un contributo e senza assicurazione sanitaria.

La competitività della grande Germania: moderazione salariale in Patria ed esportazioni a gogò grazie all’Euro, per lei vantaggiosissimo.

Ottimo il Welfare tedesco, ovvio che quando in un Paese dell’eurozona c’è occupazione, ci sono sufficienti entrate fiscali per sostenere un certo Stato Sociale.

Allo stesso tempo, la Germania si rifornisce di moneta sui mercati praticamente a costo zero, soprattutto rispetto ai paesi del Sud, proprio grazie alla differenza di competitività ottenuta adottando la moneta unica.

Come vediamo, sono tutti effetti benefici della cultura… dell’organizzazione.

Se qualche Paese ancora cammina in Europa, purtroppo bisogna dirsi la verità: lo ha fatto e lo sta facendo a spese di altri: naturalmente coglioni, corrotti e inefficienti, ma in vetta alle potenze europee prima dell’euro, chi guida oggi, era in coda:

industrial gap

 

”BASTA ASSISTENZIALISMO, E’ L’ORA DEL MERITO!” 

– Oggi, non siamo più cittadini di uno Stato, ma consumatori squattrinati dispersi nel mercato comunitario, prezzati dall’Azienda – Italia. Il buon padre di famiglia – Stato è educato e forgiato secondo il modello economico sociale neoliberista ricalcato dai trattati europei: I diritti li ha, chi può”(quindi esclusivamente chi ha possibilità economiche). E’ questa la loro meritocrazia: neoliberismo significa darwinismo sociale. Imposto, istituzionalizzato e reso operativo.

In verità, fabbricare povertà (invece di tutelare occupazione, redditi, Democrazia e ricchezza diffusa) non è una scelta irreversibile dettata da impossibilità economica. Magari, addolcita da scrupoli etico morali a seconda delle varie sensibilità del momento.

La disoccupazione, la povertà, sono dettate da scelte politiche precise.

Adottare un modello economico, anzichè un altro, non e’ una scelta di fattibilità economica, ma una scelta esclusivamente politica e ciò, ha ovviamente ricadute economiche e sociali.

In USA non è possibile operarsi al cuore senza assicurazione sanitaria privata, in Svezia ciò è garantito dalla spesa pubblica e quindi è accessibile a tutti. Eppure gli USA sono un paese più grande ed infinitamente più ricco della Svezia.

Ecco dove portano le scelte politiche. Ad un modello, oppure ad un altro.

La Costituzione italiana parla chiaro, Art.3: E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’Italia, ritrovando la propria sovranità monetaria, politica ed economica, avrebbe già tutti gli strumenti – come qualsiasi altro Stato sovrano – per raggiungere la piena occupazione, il pieno Stato Sociale, una giusta riforma fiscale (art.53) e la Democrazia sostanziale: essenzialmente ciò che prescrive la nostra Costituzione nata dalla Resistenza.

Un paese prospero e meno diseguale, ripristinato anche un assetto istituzionale effettivamente rappresentativo e democratico, fatto di pesi e contrappesi, vedrà fisiologicamente ridursi anche odiose forme di criminalità, che oggi sembrano dominanti e che sono inaccettabili per gli onesti cittadini.

Il linguista statunitense Noam Chomsky, ci ricorda uno dei tanti metodi con cui il Potere esercita e mantiene il controllo sociale: “…far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie. Anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si autosvaluta e si sente in colpa, cosa che crea l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione”

Sono meccanismi psicologici ben studiati: fare in modo che il senso di colpa pervada la mente di una persona, di un Popolo, significa poi poterne disporre a proprio piacimento. Non siamo colpevoli, ma vittime di un sistema.

Per trovare riscatto collettivo, dobbiamo prima prenderne coscienza.

Guarda il docublob: E’ COLPA VOSTRA!

 

Un pensiero riguardo “CRISI, E’ DAVVERO COLPA NOSTRA?”

  1. Con queste ultime “classi incapaci di governare” ci ritroviamo derubati di tutto. Questi incapaci e non scelti dal popolo Italiano devono sparire in quanto sono illegittimi e, cosa ancora piu’ grave sono peggio delle mafie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *