Parigi: chi è il vero nemico dell’Occidente?

Recentemente un atto di violenza ha toccato Parigi e, rimbalzando sui media di tutto il mondo, ha provocato reazioni emotive in milioni di persone. Chi ha gridato al complotto e chi ha urlato il diritto alla libertà di espressione, evocando fantomatiche guerre di civiltà e “superiorità culturali” (la moderna versione della superiorità razziale).

Senza voler scendere nel merito dell’attentato, ci tengo solo a fare una riflessione generale. In particolare, invito tutti a rispondere a questa domanda: chi è il vero nemico dell’ Occidente?

E’ davvero l’Islam, come vogliono convincerci?

Eppure non è l’Islam che crea la disoccupazione che divora le giovani generazioni europee. Non è l’Islam che impone l’Austerità ai nostri paesi, che impone tagli strutturali, licenziamenti e privatizzazioni.

Tutta questa attenzione verso l’attentato di Parigi appare così come un modo di distrarre l’attenzione popolare, indirizzandola su finti nemici per nascondere i quelli reali.

Per non far vedere, fra le altre cose, le migliaia di morti che il governo nazista ucraino sta mietendo appoggiata dall’ Europa e dalla Nato. Per non far vedere la devastazione sociale della Grecia, di cui non si parla più perché suona così vicina ora che la Troika bussa alle porte di casa nostra.

No, amici miei. Non esiste nessuna guerra di civiltà, l’Islam non è nemico.

Ad esempio a Gerusalemme, città sacra per tre religioni, la convivenza tra cristiani, ebrei e mussulmani, seppur con qualche fisiologico attrito, dura da secoli.

Tra l’altro l’Islam, a differenza dell’Ebraismo, riconosce la figura di Gesù Cristo, che considera il più grande profeta prima di Maometto, quindi anche dal punta di vista strettamente dogmatico le differenze fra queste religioni non sono così insuperabili.

Ciò che rende l’Islam un “nemico” è il fatto che si presenta come un alternativa alla così “evoluta” società laica. In questo senso è nemico giurato del Capitalismo e del consumismo (il suo “braccio”), che mai potranno attecchire in una società religiosa.

Vediamo così che dove il capitalismo giunge, deve prima smantellare la società religiosa, imponendo il laicismo per poter poi diffondere il virus del consumismo. In questo senso possiamo affermare che se proprio di guerra vogliamo parlare, essa è quella che vede come avversari il Capitalismo mondialista da una parte e le comunità religiose che si oppongono al laicismo dall’altra.

Se guardiamo alla sostanza, la società laica e quella religiosa non sono così diverse nel rispettivo fondamento. Infatti la società laica si fonda sulla Costituzione, la società religiosa sul testo sacro, nello specifico, sul Corano.

Entrambe si fondano sulla “legge”, ossia sul “principio di autorità” (detto per inciso, proprio quella legge contro cui si scagliò Gesù Cristo).

La differenza fondamentale è che mentre il testo sacro si fonda sul Giusto e sul Bene in quanto Volontà di Dio, come tale immutabile, la Costituzione si fonda sul bene sociale, che è relativo e muta col mutare della società. Le prime saranno quindi rigide mentre le seconde dinamiche e proprio per questo più penetrabili a mutamenti sostanziali in merito a ciò che la società vuole perseguire.

Infatti, quasi in sordina, siamo passati da una società che mira al benessere sociale a una società che mira al pareggio di bilancio (norma recentemente inserita in Costituzione).

Questo non potrebbe capitare in una società religiosa, perché il suo difetto e la sua salvezza stanno appunto nella rigidità conseguente alla natura immutabile della parola di Dio.

Per questo le multinazionali hanno dichiarato guerra all’Islam: hanno bisogno di un mondo laico per poterlo conquistare e dominare. Così, stanno pericolosamente eccitando l’emotività della gente per poter scatenare questa guerra, che se guardiamo bene è cercata in ogni modo.

Inoltre, con una immigrazione incontrollata stimolano la xenofobia, a vantaggio dei partiti della destra xenofoba, che guarda caso viene “pompata” da tutti i media (vedi Salvini su tutti i quotidiani nostrani, ma analogamente avviene in tutti i paesi europei).

Xenofobia e presunta superiorità culturale sono gli ingredienti con cui l’Elite sta “cucinando” un’ ennesima guerra con il fine ultimo esportare la società laica e conquistare i mercati e le coscienze di tutto il mondo.

In questo clima è veramente rivoluzionario smettere di porre le opinioni al centro delle nostre relazioni. Non è importante convincere gli altri, non è importante che abbiano tutti la stessa idea, la stessa cultura o la stessa religione. Questa è la premessa di ogni conflitto: la presunzione di essere dalla parte “giusta”.

Eppure il mondo sarà in pace solo quando le differenze non verranno solo rispettate ma “esaltate” come un’ autentica ricchezza e risorsa. Ciò che distingue i popoli è proprio la loro diversità culturale, un vero e proprio patrimonio che sta andando perduto nell’omologazione collettiva.

Tuttavia, come nella musica per avere armonia è necessario avere note diverse, sarà proprio la diversità variopinta di questo mondo a renderlo così ricco e armonioso, se solo vorremo tutti smettere di convincere gli altri di avere una “cultura superiore”.

Dopotutto, come si fa a dire quale morale è migliore? quale cultura è migliore?

Quale è il miglior sistema di credenze o il modo migliore di essere felici?

Il minimo comune denominatore di ogni conflitto risiede sempre in un semplice dato: la paura di ciò che non si conosce e quindi non si comprende.

Ma tutto questo, probabilmente, richiederà di ribaltare l’antico principio di autorità: non più una legge esterna, ma il proprio parlamento interiore, la libertà dell’esperienza come criterio di conoscenza di bene e male, giusto e sbagliato, ma questo è un altro discorso…

Ho aperto questo articolo con una domanda e lo chiudo con un altra: siamo sicuri che girando in un mondo laico che ascolta la stessa musica, vede gli stessi film, indossa gli stessi vestiti, mangia gli stessi cibi… ci sentiremo davvero, finalmente, liberi e al sicuro?

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