Strage di Parigi: cui prodest?

 

Di Stefano Zecchinelli per L’Interferenza.info

1. Il linguista statunitense Noam Chomsky illustrando le strategie della manipolazione mediatica, scrive:

‘La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”)’

Tale formulazione è del tutto aderente a ciò che hanno fatto i mass media di regime in occasione della strage di Parigi, che ha avuto come obiettivo il giornale satirico Charlie Hebdo. L’Occidente – di fronte ad una strage commessa da presunti jihadisti affiliati, dicono, ad Al Qaeda nello Yemen – si erge a difensore delle libertà contro il mondo islamico. Eppure una analisi razionale dei fatti è sufficiente per mandare in frantumi questa tesi.

Dividerò questo articolo in due parti; (1) nella prima farò alcune considerazioni sulla strage di Parigi ponendo delle domande che, spero, presto troveranno una risposta, (2) nella seconda affronterò la questione dell’ISIS che personalmente considero come il veleno wahabita per la religione islamica.

Procediamo per gradi.

Di fronte ad una strage come questa – e noi italiani avremmo pur imparato qualcosa dalla strategia della tensione – bisogna chiedersi:”A chi giova questa situazione di instabilità ?”

Per il momento ne hanno tratto diretto vantaggio un soggetto politico importante, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, e una entità statuale imperialistica: Israele.

Come prima cosa è importante ricordare il legame che unisce il FN di Marine Le Pen e Israele; la natura post-neofascista del movimento lepenista si sposa ideologicamente con il carattere razzista (e quindi antidemocratico) del regime sionista. Cerchiamo di fare chiarezza..

Strage di Parigi: i mass media connotano l’attentato come di matrice jihadista e immediatamente il leader dell’estrema destra ( neofascista ) israeliana tuona in questo modo:”Israele è a fianco dell’Europa. L’Europa deve essere a fianco di Israele”. Ma contro chi ? Ovviamente contro il mondo arabo che cerca “di imporre all’umanità un nuovo medioevo”.

Israele ordina e i governi europei si apprestano a bloccare l’ingresso della Palestina nella Corte Penale Internazionale, nonostante i rappresentanti palestinesi abbiano tutto il diritto di chiamare in causa il regime sionista per i crimini commessi contro la popolazione di Gaza e della Cisgiordania. Non è un bel vantaggio tutto ciò per lo Stato imperialistico israeliano? E cosa c’entrerà mai il popolo palestinese con quello che avviene nella lontana Francia?

Marine Le Pen, dall’altra parte, rilancia la sua crociata islamofoba chiedendo la pena di morte contro i terroristi islamici (mentre contestualmente parla di superiorità della civiltà occidentale…) e rivendicando il passato della grande Francia colonialista, garante dell’ ordine nelle colonie. Abbiamo più volte spiegato su questo giornale l’avvicinamento della Le Pen ad Israele. Riporto un passaggio importante di un mio recente articolo:

“Il sostegno di Israele al FN è cruciale ed è bene portare alcuni esempi.

Nel novembre del 2011 Marine Le Pen incontra a New York l’ambasciatore israeliano negli Usa, Ron Prosor. Nonostante Israele pubblicamente non tratti l’episodio con entusiasmo, sottobanco i rapporti crescono.

Nello stesso anno il vicepresidente, Louis Aliot, parte per Tel Aviv accompagnato dal sionista di ferro, un militarista likudista, Michel Thooris. Questo signore è un apologeta della politica simil-fascista di Netanyahu e giustificò l’aggressione imperialista contro il Libano nel 2006 ed il massacro perpetrato durante l’operazione “Piombo Fuso” nel 2008. I rapporti si stringono e Thooris sarà accanto alla Le Pen nelle elezioni del 2012. Sempre Aliot rassicurò la lobby sionista che la Francia avrebbe sempre appoggiato Israele contro il mondo arabo e islamico e Marine Le Pen prese le difese dei picchiatori razzisti della Lega di difesa ebraica.

http://www.linterferenza.info/esteri/il-neoliberismo-di-marine-le-pen-e-la-sua-lunga-marcia-verso-israele/

Domanda: come si evolveranno i rapporti fra la Le Pen e Israele dopo questa strage? Dobbiamo aspettarci un ritorno integrale all’era Bush e una nuova ondata di razzismo islamofobo ? Quello che stiamo sentendo in televisione in questi giorni non lascia ben sperare.

E’ bene ricordare che le organizzazioni neofasciste (tranne sparuti gruppi privi di una reale consistenza politica) sono intrise di islamofobia; questi signori avranno campo libero nello sfogare il loro odio contro i musulmani, plaudendo alle crociate dell’occidente contro un mondo di cui in ultima analisi sono fondamentalmente ignoranti.

Un’ampia percentuale della classe lavoratrice francese è composta da migranti nord-africani quindi l’islamofobia consente alla borghesia europea ( in questo caso francese ) di colpire due bersagli importanti: (1) il mondo del lavoro ( nemico interno ), (2) i paesi arabi ( nemico esterno ). Tagli alla spesa pubblica, bassi salari ed aggressioni militaristiche, questa è la formula.

Mi sorge spontaneo porre un’altra domanda: la Francia sta davvero difendendo la democrazia? Sappiamo che la Francia tuttora colonialista è impegnata in diversi scenari di guerra. Leggiamo:

“L’esercito francese è impegnato in operazioni militari offensive non solo in Afganistan contro i talibani, ed in Iraq contro i takfiri dell’ISIS. In Africa, in difesa della sua tradizionale geopolitica coloniale, Parigi è impegnata in Mali (Opération Serval, 2800 soldati), in Ciad (Opération Epervier, 950 soldati), in Centroafrica (Opération Sangaris, 1200 soldati + Opération Boali, 410 soldati), nel Golfo di Aden (Opération Atalante 200 soldati), in Costa d’Avorio (Opération Licorne, 450 soldati). Dispone poi di basi permanenti in Gabon (922 soldati), in Senegal (343 soldati), in Gibuti (1975 soldati) , nelle isole dell’Oceano Indiano Mayotte e La Réunion (1277 soldati). Anche non tenendo conto delle centinaia di agenti militari e civili “coperti”, siamo ad un totale di più di diecimila mercenari armati fino ai denti

http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3086%3Anon-nous-ne-sommes-pas-tous-charlie&catid=125%3Afrancia

Aggiungiamo anche i continui tentativi di destabilizzare lo Stato laico siriano (a cui la Franca partecipa attivamente) e il quadro è completo. In parole povere, un paese in piena attività neocolonialista, come è evidente. La Le Pen, su questo non c’è dubbio, ha un terreno fertile entro cui disseminare il suo veleno islamofobo.

Passiamo ora all’ISIS. La questione deve essere analizzata razionalmente evitando i facili slogan con cui i mass media normalmente l’affrontano.

2. L’ISIS – vale a dire lo Stato Islamico – è un prodotto dell’ alleanza fra gli Usa e l’orrenda dittatura al potere in Arabia Saudita.

La monarchia feudale saudita ha da sempre proprie ed autonome ambizioni egemoniche nell’area, ma a differenza dei grandi stati nazionali capitalisti e imperialisti, non dispone ancora di una propria macchina bellica, di conseguenza non può che agire sotto il protettorato nord-americano. In politica estera vige la regola ineludibile e spietata dei rapporti di forza; un paese, per affermarsi, deve farsi valere in un “braccio di ferro” che non riguarda solo l’alta finanza, ma anche i conflitti di intelligence e la potenza degli eserciti. Gli Usa dispongono di questa forza, di certo Israele, forse la Turchia, ma non i sauditi. La monarchia wahabita è quindi priva di un requisito fondamentale per potersi imporre come potenza egemone nell’area mediorientale.

L’alleanza fra Usa e Sauditi, dicevamo, ha portato alla formazione dell’ISIS. Quest’ultimo è stato ed è lo strumento utilizzato dalla monarchia saudita per distruggere la Resistenza irakena e non solo questa. E’ provato che prima ancora dell’aggressione alla Siria baathista ed agli Hezbollah libanesi, Israele abbia provato ad usare alcune cellule dell’ISIS contro la Resistenza palestinese e in particolare i gruppi islamici 1.

L’ISIS è dunque un braccio armato, non solo degli Usa e dei sauditi, ma anche di altri paesi filo-occidentali della regione, in particolare Turchia ed Israele. Gli Usa ed Israele, da grandi Stati imperialisti quali sono, cercano di orientare i vertici di tale organizzazione ( riuscendoci, comunque, molto bene ), mentre i sauditi ed il governo turco si contendono i militanti di base divisi fra l’ideologia wahabita e quella della destra dei Fratelli Musulmani ( i FM hanno all’interno anche alcune componenti “moderniste” ).

Negli ultimi anni gli Usa ed Israele hanno messo in piedi una vera e propria “fabbrica dei jihadisti” e, a quanto pare, poco importa se questi aderiscano al pensiero delle destra dei Fratelli Musulmani ( i FM turchi ) o a quello dei sauditi. Fonti attendibili ci dicono:

“Nel 1973, gli Stati Uniti cessarono le ricerche o, meglio, le trasferirono in Israele. Le ripresero solo nel 2001 e organizzarono a tal fine il campo X-Ray a Guantánamo sotto la direzione del professor Martin Seligman. Si trattava di ricorrere alle torture non tanto per far confessare le cavie, ma per inculcare loro delle confessioni immaginarie che avrebbero rivendicato fieramente. La pubblicazione delle indagini del Congresso su questi crimini viene ogni volta rinviata”.

http://www.voltairenet.org/article186021.html

Se ne evince come gli Usa abbiano creato una macchina da guerra contro i Movimenti di liberazione nazionale di ispirazione islamica ( Hezbollah, Hamas ), contro l’Iran e l’Islam sciita progressista e contro la sinistra rivoluzionaria ( maoisti turchi, PKK, Fpl palestinese ). Non male per i suoi alleati israeliani o sauditi…

James Petras ha paragonato, del resto, l’asse Usa – Arabia Saudita – ISIS ai rapporti fra l’imperialismo nord-americano ed i narcotrafficanti messicani. Leggiamo:

“Ci sono buone ragioni per considerare lo stretto rapporto di Washington con i reali sauditi tagliatori di teste, come parte di un’alleanza molto più ampia con spaventose brutalità. Per decenni, le agenzie anti-droga e le banche Usa hanno lavorato a stretto contatto con i criminali cartelli della droga in Messico sorvolando sulle loro famigerate pratiche di decapitare, smembrare ed esibire le loro vittime, fossero esse civili locali, giornalisti coraggiosi, poliziotti catturati o migranti in fuga dal terrore del Centro-America. I famigerati Zetas e i Cavalieri Templari si sono introdotti nei più alti livelli dei governi federali e locali messicani, trasformando i funzionari statali e delle istituzioni in clienti sottomessi e obbedienti. Oltre 100.000 messicani hanno perso la vita a causa di questo “Stato nello Stato”, un “ISIS” in Messico, solo “a sud del confine”. E proprio come l’ISIS in Medio Oriente, i cartelli ottengono le loro armi dagli Usa importandole proprio attraverso i confini del Texas e dell’Arizona. Nonostante questo raccapricciante terrore sul versante sud degli Usa, le principali banche del paese, tra cui Bank of America, Citibank, Wells Fargo e molte altre hanno riciclato miliardi di dollari di profitti della droga per i cartelli. Ad esempio, la scoperta di 49 corpi decapitati collettivamente nel maggio 2014 non ha spinto Washington a formare una coalizione mondiale per bombardare il Messico, né l’ha indotto ad arrestare i banchieri di Wall Street per aver riciclato il “sanguinoso bottino dei tagliatori di teste”.

http://www.resistenze.org/sito/te/cu/li/culiei30-015080.htm

I sacri banchieri di Al Qaeda continuano a battere cassa, nonostante gli sproloqui dei giornalisti occidentali.

L’attentato a Parigi contro un giornale satirico (ma con una forte vena islamofoba) , a chi ha giovato? Israele, Fronte Nazionale ( e quanti altri movimenti post o neofascisti europei ne trarranno vantaggio?) e sicuramente l’ISIS e Al Qaeda, proprio quelli che l’occidente dice di combattere ma finisce sempre per agevolare.

Nota:

Questo articolo http://www.infopal.it/perche-lisis-e-contro-hamas/ spiega molto bene la contrapposizione netta fra Hamas e l’ISIS. Ne riporto un passo eloquente:

“Hamas ha ripetutamente proclamato la distanza fra le sue basi ideologiche e il pensiero takfiri. Durante un’intervista rilasciata a Tasmin News, Osama Hamdan, il membro più in vista del politburo di Hamas, ha affermato: “La posizione di Hamas sulla questione della coesione islamica è di una chiarezza cristallina. Noi costituiamo una sola Umma e questa Umma deve avere un solo atteggiamento nei confronti dei suoi nemici. Chiunque dissemini tendenze settarie al suo interno sta dando fuoco alla sua stessa casa, all’Islam. Noi di Hamas crediamo che il principale obiettivo della nostra lotta sia costituito dal regime sionista supportato dagli USA e che questo sia l’unico vero obiettivo. Chiunque rifletta sui musulmani e sull’Islam, chiunque li supporti e tenti di favorirne la causa, dovrebbe compiere atti concreti contro il nemico sionista, perché questo è il principale obiettivo della lotta”.

Israele ha cercato più volte di strumentalizzare questa contrapposizione usando i miliziani dell’ISIS contro i guerriglieri islamici palestinesi, ovviamente fallendo. Su questo argomento tornerò a breve ma la lettura dell’articolo pubblicato su infopal fa estrema chiarezza su un punto, a mio parere, cruciale.

Del resto, uno degli obiettivi di questa strategia del terrore è quello di condizionare le opinioni pubbliche occidentali, spingendole a confondere e ad accomunare le organizzazioni terroristiche (Al Qaeda, Isis) con i vari movimenti di liberazione nazionale presenti nel mondo arabo. Per vincere la guerra esterna bisogna contestualmente vincere quella interna.

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