Ordem e Progresso: Il capitalismo globale all’assalto del Brasile

L’articolo di questa settimana riguarda un paese meraviglioso, in cui si sono da poco svolte delle elezioni cruciali: il Brasile.

In questo momento il continente sud americano è sotto attacco perché costituisce una terra ricca di risorse e un faro di socialismo nel mondo. Pur con le dovute contraddizioni pensiamo all’Argentina (preda dell’avida ferocia del FMI), al Venezuela e ai risultati delle recenti elezioni in Uruguay, Bolivia e Brasile. Non solo. Pensiamo al Mercosur, mercato comune del Sud America e, ancor più all’ unione delle nazioni sud americane (UNASUD) nata nel 2008 e che si è data questi ambiziosi obiettivi: – eliminare tutti i dazi doganali per i prodotti comuni entro il 2014; – eliminare tutti i dazi doganali per i prodotti “pericolosi” (armi, esplosivi…) entro il 2019; – stabilire un Parlamento comune, una moneta comune e un passaporto unico entro il 2019; – coordinare le politiche in campo agricolo, diplomatico, energetico, scientifico, culturale, sociale e in altri ambiti.

E’ evidente che di per sé, questa spinta all’indipendenza economica spaventa le grandi multinazionali che governano il mondo.

Lo spavento diventa terrore se molti di questi paesi sono socialisti ed orientati a politiche in favore dei lavoratori.

Notiamo di sfuggita anche il fatto che Gheddafi è stato fatto fuori, in senso letterale, mentre cercava di realizzare qualcosa di simile in Africa.

C’è di più. Il 13 luglio scorso al Maracanà di Rio de Janeiro, Argentina e Germania si stavano giocando la finale mondiale. In tribuna sedeva anche, giunto dall’altra parte del mondo proprio per questo evento, il presidente russo Vladimir Putin.

Quello che molti giornali non hanno riferito, infatti, è che due giorni dopo a Brasilia ci sarebbe stato un vertice tra i capi di governo di cinque Paesi: insieme al Brasile e alla Russia si sarebbero incontrati anche l’India, la Cina e il Sudafrica. I Brics.

Quell’incontro è stato solo uno dei tanti che si sono susseguiti negli ultimi mesi. Il tema, di tutti, è stato sempre lo stesso: come liberarsi della stretta economica del dollaro e politica della Casa Bianca. La Rousseff, Putin, Pranab Mukherjee, Xi Jinping e Jacob Zuma stanno cercando di costruire un sistema economico, monetario e politico alternativo alle multinazionali nordamericane, al dollaro e alla Nato.

«Se ciò accadesse gli Stati Uniti si troverebbero nel baratro, e con loro le economie strettamente collegate a Washington. Obama non lo potrebbe mai permettere», ha dichiarato il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman.

Questo il punto cruciale. Le economie più grandi del mondo si stanno alleando per scalzare gli Usa dal ruolo di leader mondiali. Si sono stancati di un mondo ad egemonia unipolare e si stanno organizzando.

Per questo motivo gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra alla Rousseff. Il primo morto di questa guerra è stato il suo avversario principale alle presidenziali, il quale era sì un rivale, ma senza alcuna chance di vittoria: Eduardo Campos. Era necessario sostituirlo, con un candidato più popolare, magari anche legato alla Cia e alle multinazionali.

Così un mese dopo l’incontro dei Brics, il 13 Agosto, l’aereo privato (di cui ancora non si è ben capito chi fosse il proprietario) su cui viaggiava Campos si schianta in circostanze mai chiarite. Al suo posto si presenta l’ambientalista Marina Silva.

La sua personalità attirò l’attenzione della CIA, che la contattò già a metà degli anni ’80, quando frequentava l’Università Federale di San Giovanni d’Acri. Nel 1985 entrò nel Partito dei Lavoratori (PT – Partido dos Trabalhadores), con buone prospettive di carriera politica. Nel 1994 Marina Silva fu eletta al Senato federale per la fama di fervente ambientalista, ed allora le notizie sui suoi legami con la CIA comparvero. Nel 1996 ebbe il Goldman Environmental Prize ed altri premi prestigiosi per la protezione dell’ambiente. I curatori della CIA fecero del loro meglio per aumentarne il prestigio. Per cinque anni fu membro del governo di Luiz Inácio Lula da Silva per poi cambiare partito. Nel 2009 Silva annunciò il suo passaggio dal Partito dei Lavoratori al Partito dei Verdi e si è presentata nel 2014 col partito socialista.

Non stupisce quindi che la sua compagna abbia ricevuto un sostanzioso finanziamento da Soros.

Come ha spiegato Wayne Madsen, ex consulente della National Security Agency e ora giornalista investigativo, “Campos era dato in seconda posizione alle spalle del presidente in carica Rousseff. La sua morte è andata proprio nella direzione voluta dalla Casa Bianca, perché ha gravemente danneggiato le possibilità di rielezione della Rousseff. Il successore di Campos sulla lista è l’ex leader del Partito Verde Marina Silva. È una creatura di George Soros. E ora possiede ottime possibilità di scalzare la Rousseff in un prevedibile ballottaggio”.

 

Tuttavia, nonostante tutta la propaganda creata ad arte dagli agenti del sistema contro la Rousseff, i risultati delle elezioni sono stati chiari e la Silva è uscita subito. Il ballottaggio definitivo vedeva competere la presidentessa uscente e Aecio Neves del partito social democratico.

A questo punto Soros e Cia hanno puntato tutto su questo candidato, che garantiva una certa “affidabilità”.

Basti pensare che il principale consigliere economico di Neves, l’uomo che sarebbe diventato ministro delle Finanze in caso di vittoria – è Arminio Fraga Neto, ex amico e socio di Soros. Con il suo hedge fund Quantum, Fraga sperava di aprire il Brasile alle “forze di mercato”, le stesse forze che hanno dichiarato guerra economica al Venezuela e stanno tentando di truffare l’Argentina attraverso i fondi avvoltoi gestiti dagli amici di Soros a Wall Street.

Non solo. Fraga, un habitué del World Economic Forum di Davos, in Svizzera, è anche un ex dirigente di Salomon Brothers, ex presidente della Banca Centrale del Brasile, ed ha fatto affari milionari con Goldman Sachs. La sua partecipazione al gruppo elitario Council on Foreign Relations e il gruppo dei 30 mette Fraga in continuo contatto con Alan Greenspan, David Rockefeller e Larry Summers.

Nonostante questo la presidentessa uscente Rousseff ha vinto, dimostrando il grande appoggio popolare.

L’egemonia americana, nella guerra senza esclusioni di colpi all’indipendenza politica ed economica del Sud America, ha subito una sconfitta nella battaglia per le presidenziali brasiliane, le quali costituiscono una vittoria carica di opportunità per il mondo che vuole essere libero.

In questo momento dobbiamo schierarci con il colorato popolo brasiliano e tenere gli occhi aperti su questo caloroso paese.

Il capitalismo globale non tarderà a sferrare un nuovo attacco, magari colpendo l’economia, forse il clima o forse il governo stesso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *