Immigrazione e globalizzazione

E’ chiaro a tutti come l’immigrazione sia sbandierata su tutti i quotidiani come un grave problema per la nostra fragile economia.

Come sempre la nazione italica, plasmata a immagine e somiglianza del fanatismo calcistico, si divide in due schieramenti. La xenofobia o l’amore acritico per una società multiculturale.

Così, come sempre, si celebrano riti pubblici attraverso cui alcuni partiti politici si dichiarano pionieri nella lotta ai “mori invasori”, suscitando le ire della fazione avversaria, anche questa “arruolata” da altri partiti politici, che sostiene che l’immigrazione e la conseguente società multiculturale e multietnica siano di per sé un bene. Tuttavia, la questione credo meriti di essere analizzata con più spirito critico.

Innanzitutto va valutato il dato oggettivo che spesso guerre e instabilità politiche sono state create ad arte per produrre un flusso migratorio verso paesi di nascente industrializzazione.

Perché? Per avere una massa di operai a basso costo. Questo è spesso accaduto in Sud America e anche in Sud Africa, in cui la fine dell’apartheid è tempestivamente giunta quando il paese diventava industrializzato. Così i neri, non più schiavi nelle piantagioni e nelle miniere, si sono riversati nelle città per diventare operai a bassissimo costo per le industrie capitaliste. Da ciò ricaviamo un dato: il capitalismo agevola e induce le immigrazioni di massa perché costituiscono eserciti di manodopera a basso costo.

Inoltre, la globalizzazione fa si che tutti gli Stati competano in un unico mercato, a tutto vantaggio di quei paesi con un minor costo del lavoro, spesso conseguenza di minori diritti legati all’attività lavorativa. Così, venendo a tempi più recenti, esplodono le guerre in Nord Africa che hanno come conseguenza l’arrivo clandestino di centinaia di migliaia di persone disperate in Europa disposte a lavorare per niente.

Questo abbatte il costo del lavoro e il livello medio dei salari europei costringendo gli europei, che non possono permettersi salari così bassi ad emigrare o ad accettare un tenore di vita molto più basso.

Intanto l’Europa insegue il sogno di poter competere sul terreno del costo del lavoro, facendo emigrare i cosiddetti “cervelli” divenendo quello che una volta era il terzo mondo: mercato di lavoro a basso costo e a basso profilo per le multinazionali. “Qui prodest?” Invitava un vecchio adagio, per comprendere i mandanti di un delitto. A chi giova?

Al Capitalismo è la risposta evidente.

Tuttavia come sempre, sul tema dell’immigrazione il popolo è lasciato a scannarsi fra chi è per sparare ai motoscafi e chi è per dare il benvenuto a tutti. In ogni caso a mettere in pedi ciò che definisce l’essenza del circo mediatico: una guerra tra poveri.

Tuttavia, l’immigrazione è solo questo?

Solo la ricerca di massa salariata a basso costo e di riserva? Raccontiamo una storia non molto conosciuta.

Nel 1922, un certo Coudenhove-Kalergi fondò a Vienna il movimento “Paneuropa” che mirava all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale attraverso “l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente,l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, (…) trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici”.

Ora, anche se il movimento esercitò una notevole influenza su numerose personalità politiche del tempo (tra cui De Gasperi e Churchill), queste possono essere considerate le idee di un folle. Con l’avvento dei fascismi in Europa il movimento incontrò una battuta d’arresto ed è piuttosto interessante che Hitler, connazionale di Kalergi e residente per un periodo a Vienna, puntava la sua politica sulla salvaguardia della razza. Sicuramente il futuro capo del nazismo conosceva il movimento e le sue idee, e basò la sua politica apertamente in opposizione ad esse.

Infatti Kalergi (che nel frattempo si era trasferito in Cecoslovacchia) dovette scappare negli Stati Uniti, da dove continuò a portare avanti le mire del suo movimento.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale si sentì sempre meno parlare di Kalergi (anche se fu l’ispiratore della nascente Unione Europea), al punto che quasi nessuno oggi conosce il suo nome. Le sue idee parrebbero essere state condannate all’oblio se non che l’Unione Europea ha istituito un curioso Premio Kalergi assegnato ogni due anni alle personalità politiche che spiccano nel processo di unificazione europea. Nel 2010 il premio è stato assegnato a Angela Merkel e nel 2012 a Van Rompuy.

Questo quanto dichiarato dal Consiglio d’Europa in questa occasione: “Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un convegno speciale svoltosi a Vienna per celebrare i novant’anni del movimento paneuropeo. Il premio è assegnato ogni due anni a personalità di primo piano per il loro straordinario impegno nel processo di unificazione europea”.

Bene. Prendiamo in considerazione queste parole di Kalergi: “L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità”. Sembra fondata l’ipotesi che dietro alle politiche europee e capitaliste legate all’immigrazione sia (mal) celata un’ottica di lungo periodo volta a creare una “razza mista” che priva di identità e di tradizioni sia facilmente manipolabile e trasformabile in un agglomerato di consumatori senza passato e senza futuro, in un mondo in cui gli Stati Sovrani saranno solo un ricordo, come saranno un ricordo le nazioni e le culture.

Ancora, è curioso che nel film “Cloud Atlas” l’umanità del futuro, denominata “Unanimità” sia un unico grande Stato globale di schiavi-consumatori, di una razza mista con tratti vistosamente orientali. Ma non voliamo troppo di fantasia.

Tuttavia è importante che quando si parla di immigrazione, come di ogni altro tema dal circo mediatico buttato come briciole in un’ aia di galline affamate e starnazzanti, mettiamo in moto il nostro spirito critico e indaghiamo la questione.

Rifiutiamo di scendere in campo nelle uniche due opzioni che ci vengono presentate, in questo caso xenofobia o un vago e leggermente “new age” elogio aprioristico della “multicultura”.

Come dice la famosa canzone Mrs. Robinson “quando devi scegliere, comunque la guardi perdi” (“When you’ve got to choose, / Every way you look at it you lose”).

Scegliamo di non scegliere. Scegliamo di comprendere.

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