Hollywood: Obama contro Putin

I film sono solo finzione. Ma visto che è impossibile comunicare senza un contenuto, in ognuno di essi c’è un punto di vista.

Talvolta tale punto di vista può diventare un messaggio, consapevolmente o meno.

Un film da poco uscito nelle sale mi ha colpito per una serie davvero stupefacente di “coincidenze”, che prese insieme concorrono a formare un messaggio inquietante, sia che fosse nelle intenzioni dell’autore o meno.

Il film di cui parlo, si chiama “The Equalizer, – Il Vendicatore”. Dal principio ha attirato la mia attenzione il fatto che il protagonista, il “Buono”, sia interpretato da un Danzel Washington molto simile a Obama e che il “cattivo”, sia il mafioso russo Wladimir Pushkin, il cui nome suona molto simile al nome del presidente russo Wladimir Putin.

Il film si pone quindi, simbolicamente, come la lotta tra Putin e Obama.

Il Buono, per salvare una prostituta russa (ovviamente) dalla mafia sovietica decide di uccidere tutti, ma soprattutto di distruggere gli affari che i russi fanno con la costa occidentale (gli occidentali). La mafia russa del film, non solo ha sul proprio libro paga molti poliziotti, ma controlla anche le altre mafie, che di fatto gestiscono i commerci per lei, trattenendo una percentuale. E’ degna di attenzione la scena in cui il vice di Pushkin va a redarguire gli alleati europei (nel film, la mafia irlandese). Innanzitutto, non li va a trovare in una villa lussuosa come sarebbe stato in un film di mafia anni ’90, ma in un cantiere. Il cantiere dell’ Eurocrazia in costruzione?

L’Europa alle prese con i problemi del lavoro? Ma non viaggiamo troppo di fantasia.

Tuttavia rimane enigmatico (oltre che ininfluente per la trama) lo scambio di battute fra russo e il boss irlandese. L’europeo appare subito ostile al sovietico, ostilità non giustificata visto che si apprende subito che l’Irlanda deve i suoi traffici alla Russia che oltre a garantir loro protezione, gli accorda il 15% dei profitti e tollera un 10% di cresta. L’acme della tensione è raggiunto quando l’Irlandese esplicita il motivo dell’ostilità dicendo: “Noi siamo qui per vivere il sogno americano, voi per rubarlo!”.

Questa frase non ha senso logico nel film, visto che entrambi fanno gli stessi traffici, negli stessi commerci e appare subito come un messaggio ideo-logico. I Russi sono i nemici perché avversari al sogno americano (il capitalismo assoluto) che guida il cantiere europeo.

Da questo momento inizia la guerra tra i Russi e Obama-Danzel. Tale guerra inizia la distruzione degli interessi commerciali russi in occidente. Dopo aver convinto gli agenti occidentali alleati di Pushkin (le “talpe”) a fare la “cosa giusta” ed allearsi con lui, Obama- Danzel smantella la rete commerciale russa. Tale operazione si conclude in modo altamente simbolico con l’ esplosione di una petroliera recante, ben visibile in primo piano, il suo nome: “Gigante dell’est” (Great Eastern). Alla distruzione commerciale segue, in modo altrettanto simbolico, l’uccisione dei tirapiedi russi in un grande magazzino americano (nel film si chiama “Home Mart”, che ricorda il colosso americano “Wall Mart”) sotto una pioggia resa nera dai particolari effetti di luci.

Ma Obama-Danzel non si ferma qui. Parte per Mosca e va a uccidere di persona Putin, ops, Pushkin, in un palazzo simile al Cremlino, in modo altrettante simbolico: con l’energia elettrica. E’ vero, lo ripeto: è solo un film.

Ma, se come diceva Agatha Christie “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi sono una prova”, in questo caso abbiamo indizi a sufficienza per individuare la prova di un messaggio.

E tale messaggio è: gli Stati Uniti obbligheranno i partener occidentali di Mosca a fare “la cosa giusta” e a contribuire a distruggere l’economia russa per la causa americana.

A questo punto invaderanno i sovietici, distruggendoli anche fisicamente. Ovviamente nel film, c’è un “lieto” fine: la ragazza russa, non più vestita da prostituta, ma indossando una camicia decorata con le stelle della bandiera Usa, ringrazia Obama- Danzel perché finalmente ha un lavoro, “un lavoro vero, con orari e tutto…  sai no?”

Già. Lo sapete, no?

Umberto Del Noce

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